✨ Tutti noi abbiamo un’Anima ma è come se non l’avessimo fino a quando non ne diventiamo realmente consapevoli, cioè fino a quando non diventiamo tutt’uno con essa.
Di norma l’Anima esiste in noi solo in potenza, come possibilità realizzativa, ma non siamo capaci di sentirla o meglio, di ESSERLA.

Restiamo pertanto tenacemente identificati con la nostra parte più animale, illudendoci di essere solo quella: materiale deperibile!

Prima di dare inizio a un qualunque genere di lavoro trasformativo su noi stessi, è indispensabile che intraprendiamo un’attenta opera di osservazione della nostra attuale situazione, al fine di comprendere in maniera esatta qual è il punto di partenza dal quale ci muoviamo.

Il primo fondamentale passo consiste nel rendersi pienamente conto che allo stato attuale stiamo dormendo. Crediamo di essere svegli, ma non lo siamo.

Quando ci destiamo al mattino in realtà non ci svegliamo, ma passiamo da uno stato di sogno ad un altro: è il “sonno verticale”.

Un sonno, cioè, che permette la posizione verticale, il movimento, il parlare, lo studiare, tuttavia è ancora ben lungi dall’essere in un reale stato di veglia. In questo stato di sonno riusciamo anche a vivere una vita “normale”. Possiamo avere due lauree, sposarci, fare carriera, scrivere libri… tutto questo senza mai sospettare di essere addormentati, esattamente come accade in un sogno.

Si tratta di una condizione di perpetuo rintronamento nella quale non pensiamo, ma veniamo pensati dalla nostra mente; non proviamo emozioni, ma siamo da esse trascinati; non gestiamo il nostro corpo, ma subiamo passivamente la sua fisiologia.

Possiamo rilevare quattro principali stati di coscienza:
– sonno profondo
– sogno (fase REM)
– sonno verticale (il cosiddetto stato di veglia comune)
– veglia reale (risveglio spirituale, identificazione con l’Anima)

Se vogliamo lavorare per evadere dalla prigione è imperativo che sappiamo di essere all’interno di una prigione. Non possiamo realmente svegliarci partendo da una semplice ipotesi intellettuale circa il nostro addormentamento. Dobbiamo sentirlo con tutto noi stessi.

Il più grande ostacolo al Risveglio è che noi pensiamo di essere già coscienti e pienamente liberi!

Ci attribuiamo sia l’autocoscienza che il libero arbitrio, ma vedremo quanto ciò non corrisponde a verità.

Nell’addormentamento ognuno di noi interpreta i fatti secondo una sua personale allucinazione. Crediamo di condividere una realtà oggettiva uguale per tutti, invece viviamo chiusi nel nostro mondo privato fatto di idee ed emozioni.

Ci accorgiamo del nostro addormentamento solo nel momento in cui proviamo a uscirne attraverso lo svolgimento di esercizi pratici. Tali esercizi, che richiedono un costante sforzo, ci consentono di capire quanto siamo addormentati e prigionieri.

L’addormentamento è uno stato relativamente comodo, mentre lo stare svegli richiede costante sforzo e attenzione. Lasciar scivolare dolcemente la nostra coscienza nel sonno della routine quotidiana non richiede sforzo, è semplice e fino a un certo punto, persino piacevole.

Nello stato ipnotico in cui ci troviamo però non agiamo, bensì ci limitiamo a reagire agli stimoli esterni, esattamente come macchine biologiche fabbricate per sopravvivere.

Se qualcuno ci insulta, noi nel rispondere non agiamo in maniera consapevole, ma reagiamo come farebbe una qualsiasi macchina che è stata programmata per farlo. Reagiamo passivamente agli stimoli esterni secondo quelle che sono le nostre caratteristiche psicofisiche, cioè programmi che si trovano registrati nel nostro subconscio.

Durante un colloquio di lavoro siamo nervosi: lo abbiamo voluto noi o stiamo subendo l’azione di un meccanismo che si trova preregistrato nel nostro apparato psicofisico?

Quando il nostro partner ci abbandona cadiamo in depressione, oppure diventiamo violenti: lo abbiamo voluto noi o stiamo subendo l’azione di un meccanismo che si trova nel nostro apparato psicofisico?

L’osservazione di noi stessi, cioè l’osservazione distaccata, giorno dopo giorno, dei comportamenti inerenti la nostra personalità, consente la progressiva creazione di un “testimone”: una parte di noi che non si lascia coinvolgere dalla sofferenza e dai piaceri del corpo, dal dolore o dall’euforia, ma li guarda con compassione prendendone le distanze.

Il Testimone diviene in tal modo gradualmente consapevole di essere qualcosa di diverso da un corpo di carne, qualche emozione e una serie di pensieri. Esso, sviluppandosi grazie all’osservazione, provoca al contempo, come per magia, la disgregazione dei nostri composti psichici: le paure, i rancori e i giudizi del nostro lato animale.

Il Testimone non è altro che l’embrione del nostro Sé, l’Anima immortale, la nostra parte più profonda.

La Presenza, detta anche “ricordo di sé” o “consapevolezza del qui e ora”, può essere vista come una forma intensa e concentrata della semplice osservazione di sé.

Consiste nell’essere presenti “qui e ora” almeno in corrispondenza di determinate occasioni che vengono stabilite a priori.

Quando ci risvegliamo completamente alla nostra Anima, il Ricordo di Sé diventa uno stato costante. Allora diveniamo presenti “qui e ora” per ventiquattro ore al giorno, anche nel sonno.

Si verifica infatti un particolare fenomeno detto “continuità di coscienza”: l’apparato psicofisico sta riposando, ma l’Anima, il Sé, resta ininterrottamente vigile è cosciente.

Fino a quando però non ci troviamo in uno stato permanente di Risveglio dobbiamo organizzare i nostri tentativi di rimanere presenti qui e ora secondo una ben definita serie di sforzi.

Osservando e modificando ad esempio il consueto dispiegarsi del nostro fare quotidiano. Dobbiamo spezzare la meccanicità del fare.

Esempi:

Se di solito quando siamo seduti accavalliamo le gambe, sforziamoci di non farlo. Accavallarle costituisce la linea di minor resistenza, la meccanicità, la passività, mentre inibire questo impulso meccanico significa esprimere il libero arbitrio.

Se ci grattiamo abitualmente il naso proviamo a smettere di farlo… se rispondiamo sempre nello stesso modo a una domanda, sforziamoci di rispondere in maniera diversa. Nel compiere ciò costruiamo il nostro libero arbitrio, qualcosa che travalica la volontà passiva della macchina biologica.

Abbiamo libero arbitrio solo nella misura in cui lavoriamo per ottenerlo.

Inserire momenti di Ricordo di Sé all’interno del nostro fare quotidiano rompe il procedere della meccanicità e crea un Testimone: uno stato dell’essere che si pone a metà strada fra l’ego illusorio della personalità è l’Anima.

Esercizi:

✨ La mattina quando ci alziamo prendiamo una decisione risoluta:
Oggi mentre sono in ufficio, o al lavoro, voglio ricordarmi di me tutte le volte che giro la maniglia di una porta per aprirla“.

Questo significa che ogni qualvolta stiamo aprendo una porta dobbiamo essere presenti e pensare: “Ecco, sono presente, sono cosciente di stare aprendo questa porta”.

Tornati a casa, oppure alla sera prima di andare a dormire, analizziamo la giornata e verifichiamo quante volte siamo riusciti a ricordarci di noi aprendo una porta. Se aprendo una porta non ci siamo mai fermati a pensare: “Ecco, ora sono presente, sto aprendo la porta”, allora non ci siamo mai ricordati di noi. Abbiamo aperto le porte nell’inconsapevolezza più totale, cioè nello stesso stato in cui abbiamo compiuto tutte le altre azioni nel corso della giornata.

Le prime volte probabilmente non ci ricorderemo mai, o addirittura non ci ricorderemo nemmeno di analizzare la giornata alla sera per verificare se qualche volta siamo stati presenti. Ma se tutte le mattine, per giorni e giorni, ci riproponiamo di farlo, la situazione presto migliorerà.
È importante ribadire che un uomo risvegliato vive pienamente in quello stato di Ricordo di Sé che noi fatichiamo a riprodurre solo per qualche istante nella nostra giornata.

Essere svegli significa, tra le altre cose, anche questo: ricordarci di esserci.

Aprire le porte con consapevolezza rappresenta un esercizio efficace perché ci costringe a restare presenti in un momento in cui è difficile esserlo, in quanto stiamo passando da un ambiente a un altro. Tale esercizio possiede pertanto anche un significato metaforico: accedere a una nuova sfera dell’esistenza rimanendo auto consapevoli. Ci tornerà utile un giorno… quando dovremo lasciare il corpo fisico e passare nel mondo astrale.

Aprire la porta è solo un esempio, le varianti dell’esercizio adottabili sono molteplici.
Possiamo fare sforzi per ricordarci di noi tutte le volte che:

– apriamo la portiera di un’auto per salire o scendere;
– saliamo o scandiamo da un autobus;
– ci alziamo da una sedia o ci sediamo;
– squilla un telefono (sia nostro che di altri);
– portiamo il bicchiere alla bocca per bere qualcosa;
– accendiamo o spegniamo un interruttore della luce;

E così via…

Almeno all’inizio sarebbe bene non mischiare differenti esercizi: è meglio concentrarsi per un’intera settimana su un unico esercizio e poi cambiare. Sette giorni è il periodo ideale.

Non facciamo esercizi per ottenere risultati, i risultati non contano nulla, il Risveglio non è altro che una costante: tendere verso il Risveglio, pertanto il nostro obiettivo è restare sempre in uno stato di sforzo verso il Risveglio, e non raggiungere il traguardo di ricordarci di noi, né un qualunque altro traguardo.

La trasmutazione alchemica si produce a causa dello sforzo, non del risultato.

Buon lavoro!

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “La porta del Mago” di Salvatore Brizzi.
Puoi trovarlo su Macrolibrarsi, una libreria online etica ed italiana. (Evita di comprare su Amazon)

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