✨ Molte persone lamentano di sentirsi esaurite a causa dell’eccessivo lavoro e degli impegni familiari.

Il punto è che non sono le attività in se stesse a stancare bensì la nostra resistenza ad esse, ossia il rifiuto talvolta inconscio verso il posto dove siamo e verso ciò che ci sta accadendo.

Un Iniziato infatti non si fa prendere dall’ansia, dalla preoccupazione e nemmeno dall’eccitazione per le novità, non vive strafatto di dopamina come sulle montagne russe… ora su e ora giù, ma soprattutto non sente mai di essere nel posto sbagliato o con le persone sbagliate.

Quando si accorge di non risuonare più con l’energia di un posto o di una persona, in breve tempo cambia la situazione senza vivere per anni in uno stato di costante attrito e frustrazione che poi lo porterebbe all’esaurimento.

Le persone si recano malvolentieri al lavoro e poi trascorrono otto o nove ore pensando che non dovrebbero stare in quel posto, la mamma sgrida il bambino pensando che stia accadendo qualcosa di sbagliato o che il bambino stesso sia sbagliato, il poliziotto arresta il ladro e lo fa nello stesso modo, pensando che sia la situazione sia il ladro siano sbagliati.

La mamma e il poliziotto non sanno che potrebbero agire in uno stato di accettazione completa della persona e della situazione pur restando risoluti nel compiere il loro dovere. L’ACCETTAZIONE Infatti non implica inazione, è un fatto puramente interiore non esteriore.

Vivere in uno stato di accettazione permette di eseguire comunque il proprio lavoro, ma senza creare stress e questo vale anche per le situazioni più estreme.

La non resistenza scioglie. Se consentiamo all’emozione di salire dentro di noi senza opporre resistenza, essa viene a galla, ci attraversa e poi va scemando naturalmente, mentre noi assistiamo nel QUI e ORA a tutto ciò.

Questo atto di coraggio provoca la TRASMUTAZIONE

Salvatore Brizzi

Abituatevi a considerare la vostra vita quotidiana, con le azioni che siete obbligati a compiere, le situazioni che vi si presentano e gli essere con i quali dovete vivere o che incontrate, come una materia sulla quale dovete lavorare per trasformarla.

Non accontentatevi di subire ciò che vi accade, non rimanete passivi, ma cercate sempre di aggiungere un elemento capace di animare, vivificare e spiritualizzare quella materia.

Perché è veramente questa la vita spirituale: essere capaci di introdurre in ogni vostra attività un fermento in grado di proiettare quell’attività su un piano superiore.

Direte: “E la meditazione…? E la preghiera…?”.
Ebbene, la preghiera e la meditazione vi servono appunto a captare quell’elemento più sottile e più puro che vi permette di dare alle vostre azioni una dimensione nuova.

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Testo principale rielaborato da Este (laportadellaluce.it) da un articolo di Salvatore Brizzi.
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