✨ La vera libertà e la fine della sofferenza consistono nel vivere come se avessi scelto completamente qualunque cosa tu senta o sperimenti in questo istante. Questo allineamento interiore con l’Adesso è la fine della sofferenza.

Nulla di ciò che accade è un evento isolato; sembra esserlo solo in apparenza. Più lo giudichiamo e lo etichettiamo, più lo isoliamo.

L’unità della Vita viene frammentata dal pensiero. Eppure è stata la totalità della Vita a generale questo evento. L’evento è una parte della rete di interconnessione che costituisce il Cosmo.

In altri termini, tutto ciò che è, non potrebbe essere altrimenti.

Nella maggior parte dei casi, non possiamo neanche cominciare a comprendere quale ruolo possa svolgere un evento apparentemente insensato nella totalità del Cosmo, ma il fatto stesso di riconoscere la sua inevitabilità, nella vastità del tutto, può essere l’inizio di una accettazione interiore di ciò che è, e quindi di un riallineamento con la totalità della Vita.

La sofferenza è veramente necessaria?
Sì e no. Se non avessi sofferto come hai sofferto, come essere umano non avresti profondità, né umiltà, né compassione. Non staresti leggendo queste righe in questo momento.

La sofferenza spacca il guscio dell’ego, dopodiché arriva un punto in cui ha assolto la sua funzione. La sofferenza è necessaria finché non ti rendi conto che è superflua.

L’infelicità ha bisogno di un “me” creato dalla mente, un’identità concettuale con una storia. Ha bisogno di tempo: passato e futuro.

Quando elimini il tempo dalla tua infelicità, che cosa resta?
Questo istante così com’è.

Può essere una sensazione di pesantezza, agitazione, tristezza, tensione, rabbia, angoscia o addirittura nausea. Questa non è infelicità, e non è nemmeno un problema personale. Non c’è nulla di personale nel dolore umano. E’ semplicemente una forte pressione o un’intensa energia che avverti in qualche punto del corpo.

Se ti limiti a osservarla con attenzione, la sensazione non si trasforma in pensiero e dunque non riattiva il “me” infelice. Guarda cosa succede quando lasci semplicemente che una sensazione sia.

Tanta sofferenza o tanta infelicità nasce quando prendi per vero ogni pensiero che ti affiora alla mente. Non sono le situazioni a renderti infelice. Le situazioni possono causare dolore fisico, ma non causano l’infelicità.

Sono i tuoi pensieri a renderti infelice. Sono le tue interpretazioni, le storie che ti racconti a renderti infelice.

“I pensieri che sto elaborando in questo preciso istante mi rendono infelice”.
Questa presa di coscienza interrompe l’identificazione inconscia con quei pensieri.

Che brutto tempo! Non si è neppure degnato di richiamarmi. La mia amica mi ha deluso. Piccole storie che raccontiamo a noi stessi e agli altri, spesso sotto forma di lamentele.

Sono elaborate inconsciamente per potenziare il nostro senso del sé, sempre carente, convincendoci che siamo “nel giusto” e che qualcosa o qualcuno sia nel torto.

Essere nel giusto ci mette in una posizione di presunta superiorità e quindi rafforza il nostro falso senso del sé, l’ego.

Così si crea anche una sorta di nemico: sì, l’ego ha bisogno di nemici per tracciare i suoi confini, e persino le condizioni metereologiche possono svolgere questa funzione.

Sono tutte forme di sofferenza auto-prodotta, ma non vengono riconosciute come tali perché sono appaganti per l’ego.

Con la reattività e il conflitto l’ego si rafforza… come sarebbe semplice la vita senza queste storie!

Piove. Non ha chiamato. Io c’ero, lei no.
L’infelicità o i problemi non possono sopravvivere nell’Adesso.

La sofferenza comincia quando definisci o etichetti mentalmente una situazione come negativa o indesiderabile.

Provi risentimento per una certa situazione, e quel risentimento la personalizza chiamando in causa un “me” reattivo. Attribuire definizioni ed etichette è un’abitudine, e come tale si può abbandonare.

Comincia a esercitarti evitando di definire le piccole cose. Se perdi l’aereo, se una persona cara si allontana, se rompi una tazza o se scivoli e cadi nel fango:
riesci ad astenerti dal definire l’esperienza negativa o dolorosa?
Riesci ad accettare immediatamente il modo di essere di quell’istante?

Definire negativamente una circostanza provoca una contrazione emotiva dentro di te. Quando lasci che la circostanza sia, senza definirla, ad un tratto disponi di un enorme potere.

Quando superi l’abitudine di definire le cose, il potere dell’universo si muove attraverso di te.

Osserva cosa accade quando vivi un’esperienza e, invece di definirla negativamente, la accogli con accettazione interiore, con un “sì” interiore, e dunque lasci che sia così com’è. Come ti sentiresti se accettassi completamente la tua situazione esistenziale comunque sia, così com’è, proprio adesso?

Se hai l’abitudine di creare sofferenza per te stesso probabilmente la crei anche per gli altri. Questi schemi mentali inconsci tendono a svanire semplicemente quando ne prendi coscienza, quando diventi consapevole nel momento in cui si presentano.

Non puoi essere cosciente e creare sofferenza allo stesso tempo.

Il dolore fisico cronico è uno dei maestri più severi che tu possa avere.
“Opporre resistenza è inutile”: questo è il suo insegnamento.

Non c’è nulla di più normale del rifiuto di soffrire. Ma se riesci a lasciare andare il rifiuto e a permettere al dolore di essere presente, puoi notare una sottile separazione interiore dal dolore, uno spazio che in un certo senso si apre tra te e il dolore.

Questo significa soffrire consciamente, con disponibilità. Quando soffri in modo conscio, il dolore fisico può erodere rapidamente l’ego dentro di te, perché l’ego consiste perlopiù di resistenza.

Lo stesso vale per la grave disabilità fisica. Un altro modo per esprimere il concetto è “offri la tua sofferenza a Dio”.

Dietro ogni condizione, persona o situazione che sembra un male si nasconde un bene più profondo. Quel bene più profondo si rivela a te, sia dentro che fuori, anche attraverso l’accettazione interiore di ciò che è.

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Parole dalla Quiete” di Eckhart Tolle.
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