✨ Il dolore umano è per lo più superfluo. Si crea da solo finché la mente inosservata gestisce la tua vita. Il dolore che crei ora è sempre una forma di non accettazione, di resistenza inconscia a ciò che è.

Sul piano del pensiero, la resistenza è una forma di giudizio. Su quello emotivo, è una forma di negatività. L’intensità del dolore dipende dal grado di resistenza che opponi al momento presente, che a sua volta dipende dalla forza dell’identificazione con la mente. Quest’ultima cerca sempre di negare l’Adesso e di fuggire.

In altre parole, più ti identifichi con la mente, più soffri. Oppure possiamo metterla in questo modo: più riesci a onorare e ad accettare l’Adesso, più sei libero dal dolore, dalla sofferenza e dalla mente egoica.

Finché ti identifichi con la mente, finché sei spiritualmente inconsapevole, il dolore è inevitabile. Mi riferisco in particolare al dolore emotivo, che è anche la causa principale del dolore fisico e delle malattie.

lI risentimento, l’odio, l’autocommiserazione, il senso di colpa, la rabbia, la depressione, la gelosia e persino la più piccola irritazione sono tutte forme di dolore.

Ogni piacere o picco emotivo racchiude in sé il seme della sofferenza: il suo opposto è inseparabile, e si manifesterà nel tempo.

Chiunque abbia mai assunto droghe per raggiungere un picco di euforia sa bene che alla fine quest’ultima cede il passo alla depressione e che il piacere si tramuta in una forma di dolore.

Da una visuale più elevata, la polarità positiva e negativa sono facce della stessa medaglia, fanno entrambe parte del dolore latente che è inseparabile dallo stato di coscienza egoico caratterizzato dall’identificazione con la mente.

Il corpo di dolore

Ci sono due livelli di dolore: quello che crei ora e quello del passato, che vive ancora nella tua mente e nel tuo corpo. Finché non sei in grado di accedere al potere dell’Adesso, ogni dolore emotivo che provi si lascia dietro un residuo di sofferenza che continua a vivere dentro di te.

Si fonde con il dolore passato, che già esisteva, e si deposita nella mente e nel corpo. Questo, naturalmente, include il dolore di cui sei stato vittima da bambino, causato dall’inconsapevolezza del mondo in cui sei nato. Questo dolore accumulato è un campo di energia negativa che occupa il corpo e la mente.

Se lo consideri un’Entità invisibile a sé stante, sei molto vicino alla verità.
È il Corpo di Dolore emotivo.

Ha due modi di essere: latente e attivo.
Il corpo di dolore può essere latente per il 90% del tempo, ma in una persona profondamente infelice può essere attivo fino al 100% del tempo. Alcuni individui vivono quasi interamente attraverso il corpo di dolore, mentre altri tendono a sperimentarlo solo in determinate circostanze, come le relazioni sentimentali o le situazioni legate a perdite o abbandoni passati, a ferite fisiche o emotive e così via.

Qualsiasi cosa può scatenarlo, soprattutto se risuona con uno schema di dolore risalente al passato. Quando è pronto a risvegliarsi dalla fase latente, anche un pensiero o un commento innocente fatto da una persona cara possono attivarlo.

Rompere l’identificazione con il corpo di dolore

“Ogni cosa si rivela con l’esposizione alla Luce, e tutto ciò che è esposto alla Luce diventa Luce a sua volta”.
San Paolo

Il corpo di dolore non vuole che tu lo osservi direttamente e lo veda per quello che è. Infatti, non appena cominci a osservarlo, a sentire il suo campo energetico dentro di te e a rivolgere l’attenzione al suo interno, l’identificazione va in frantumi.

Entra in gioco una dimensione superiore di consapevolezza.
Io la chiamo Presenza. Ora sei il testimone e l’osservatore del corpo di dolore, che quindi non può più usarti spacciandosi per te e non può più trarre nutrimento da te.
Hai trovato la tua forza più essenziale.

Alcuni corpi di dolore sono spiacevoli ma relativamente innocui, come dei bambini che non smettono di piagnucolare. Altri sono mostri malevoli e distruttivi, veri e propri demoni. Alcuni sono violenti sul piano fisico, molti altri su quello emotivo. Alcuni attaccano le persone che ti circondano o che ti stanno a cuore, mentre altri possono attaccare te, il loro ospite.

Quando il corpo di dolore si attiva i pensieri e le emozioni che hai nei confronti della vita diventano profondamente negativi e autodistruttivi. Le malattie e gli infortuni nascono spesso in questo modo.

Alcuni corpi di dolore spingono addirittura l’ospite al suicidio. Quando credi di conoscere una persona e poi ti ritrovi per la prima volta davanti a questa creatura estranea e malvagia, resti scioccato. Tuttavia è più importante osservarla in te stesso che in qualcun altro.

PRESTA ATTENZIONE A EVENTUALI SEGNALI DI INFELICITÀ CHE NOTI DENTRO DI TE, sotto qualunque forma: potrebbero indicare il risveglio del corpo di dolore.

Quest’ultimo può manifestarsi come irritazione, impazienza, malinconia, desiderio di ferire, rabbia, collera, depressione, tendenza al melodramma in una relazione sentimentale e via discorrendo. Impegnati a coglierlo nel momento in cui si risveglia dallo stato latente.

Come ogni altra entità esistente, il corpo di dolore vuole sopravvivere e ci riesce solo se ti convince a identificarti inconsapevolmente con lui. Così può sollevarsi, nutrirsi, impadronirsi di te, “diventare te” e vivere attraverso di te.
Ha infatti bisogno di nutrirsi attraverso di te.

Si ciba di qualunque esperienza risuoni con il suo tipo di energia, di qualunque cosa crei ulteriore dolore in qualsiasi forma: rabbia, distruttività, odio, angoscia, drammi emotivi, violenza e persino malattia… così, una volta che si è impossessato di te, il corpo di dolore crea nella tua vita una situazione che riflette la sua frequenza energetica, in modo da avere qualcosa di cui nutrirsi.

Il dolore può cibarsi soltanto di dolore. La gioia è esclusa dal suo menù, perché risulterebbe piuttosto indigesta.

Quando il corpo di dolore prende il sopravvento, desideri altro dolore. Diventi vittima o carnefice. Vuoi infliggere dolore o subirlo, oppure entrambe le cose. Non c’è molta differenza.

Naturalmente non ne sei consapevole e affermi con veemenza di non volere il dolore. Ma Se osservi attentamente, scoprirai che i tuoi pensieri e comportamenti sono studiati per mantenere in vita il dolore, per te stesso e per gli altri.

Se ne fossi veramente consapevole, lo schema si dissolverebbe, perché desiderare altro dolore è una follia, e nessuno è consapevolmente folle.

Il corpo di dolore, che è l’ombra scura proiettata dall’ego, in realtà teme la luce della consapevolezza. Ha paura di essere scoperto. La sua sopravvivenza dipende dalla tua identificazione inconsapevole con lui, oltre che dalla tua paura inconscia di affrontare il dolore che hai dentro.

Se non lo affronti, se non porti la luce della consapevolezza nel dolore, sarai costretto a riviverlo di continuo. Il corpo di dolore può sembrare un mostro pericoloso che non sopporti di guardare, ma ti assicuro che è un fantasma inconsistente e non può prevalere sul potere della tua Presenza.

Quando cominci a disidentificarti dalla mente e osservarla, il corpo di dolore continua ad agire per un po’ e cerca di indurti con l’inganno a identificarti di nuovo con lui. Anche se hai smesso di fornirgli energia attraverso l’identificazione, il corpo di dolore ha ancora un impeto, come una trottola che continua a girare per qualche tempo dopo che hai smesso di muoverla.

In questa fase può anche provocare disturbi fisici e dolori in diverse parti del corpo, ma si tratta di effetti passeggeri.

Rimani presente e consapevole. Sii il custode sempre vigile del tuo spazio interiore. Devi essere abbastanza presente per osservare direttamente il corpo di dolore e percepirne l’energia. Così non potrà controllare il tuo pensiero. Infatti, non appena il pensiero si allinea con il campo energetico del corpo di dolore, ricominci a identificarti con lui e ad alimentarlo con i pensieri.

Per esempio, se la collera è la vibrazione energetica predominante del tuo corpo di dolore e tu fai pensieri rabbiosi, soffermandoti su ciò che qualcuno ti ha fatto o su ciò che tu vorresti fargli, significa che sei diventato inconsapevole e che il corpo di dolore è diventato “te”.

Dove c’è rabbia, c’è sempre dolore. Oppure quando il malumore ti assale cominci ad entrare in uno schema mentale negativo e a pensare a quanto sia orribile la vita, il tuo pensiero si è allineato con il corpo di dolore e tu sei diventato inconsapevole e vulnerabile ai suoi attacchi.

“Inconsapevolezza”, per come la intendo in queste frasi, è sinonimo di identificazione con un modello mentale o emotivo. Implica la totale assenza dell’osservatore.

Con le informazioni di oggi hai abbastanza materiale per iniziare ad osservare il tuo corpo di dolore, in un prossimo articolo vedremo più nel dettaglio come trasformare la sofferenza in consapevolezza.

Continua nella seconda parte… Trasformare la sofferenza in consapevolezza

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Come mettere in pratica il potere di Adesso” di Eckhart Tolle.
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