✨ Quando cammini in una foresta incolta che non è stata alterata dall’uomo, non vedi solo un tripudio di vita intorno a te, ma ad ogni tuo passo incontri anche alberi caduti e tronchi che si deteriorano, foglie marce e materia in decomposizione. Ovunque volgi lo sguardo, trovi sia la morte che la vita.

A un’osservazione più attenta, però, scopri che il tronco deteriorato e le foglie marce non solo producono nuova vita ma sono pieni di vita in sé. I microrganismi sono all’opera. Le molecole si stanno riorganizzando. Dunque non c’è morte in assoluto. C’è soltanto la metamorfosi delle forme di vita.

Quale insegnamento se ne può trarre?
La morte non è l’opposto della vita. La vita non ha opposti. L’opposto della morte è la nascita. La Vita è ETERNA.

Naturalmente sai che sei destinato a morire, ma questo resta solo un concetto mentale finché non incontri la morte “di persona” per la prima volta : attraverso una grave malattia o un incidente che accade a te o a qualcuno a te vicino, o attraverso la scomparsa di una persona cara, la morte fa il suo ingresso nella tua vita come consapevolezza della mortalità.

Molte persone si ritraggono spaventate, ma se eviti di sussultare e affronti il fatto che il tuo corpo è effimero e potrebbe dissolversi in qualunque momento, raggiungi, anche se in minima parte, un certo grado di disidentificazione dalla tua forma fisica e psicologica, dal “me”.

Quando vedi e accetti la natura impermanente di tutte le forme di vita, provi un particolare senso di pace. Guardando in faccia la morte, la tua coscienza si libera in certa misura dall’identificazione con la forma.

E’ per questo motivo che in alcune tradizioni buddiste i monaci vanno regolarmente alla camera mortuaria per sedersi a meditare tra i corpi dei defunti. Nelle culture occidentali invece prevale ancora la negazione della morte. Persino gli anziani cercano di non parlarne o di non pensarci, e i corpi dei defunti vengono nascosti.

Una cultura che nega la morte diventa inevitabilmente vuota e superficiale, interessata solo alla forma esteriore delle cose. Quando si nega la morte, la vita perde profondità e con essa la possibilità di conoscere chi siamo al di là del nome e della forma, la dimensione del trascendente scompare dalla nostra vita perché la morte è uno spiraglio su quella dimensione.

Se impari ad accettare e persino ad accogliere gli epiloghi nella tua vita, ad esempio la fine di una relazione, la fine di una vacanza, i figli che vanno a vivere altrove, un cambio di lavoro, potrai scoprire che il senso di vuoto che prima ti metteva a disagio, si trasforma in un senso di spaziosità interiore che è profondamente pacifico.

Imparando a morire ogni giorno in questo modo, ti apri alla Vita.

Se nella tua vita si verifica una perdita sostanziale, come la perdita di beni materiali, della casa, di una relazione intima, o della tua reputazione, del tuo impiego o di un’abilità fisica, qualcosa dentro di te muore. Ti senti sminuito nel tuo senso di identità. E probabilmente ti senti disorientato. Potresti chiederti: “Senza questo chi sono?

La perdita o la dissolvenza di una forma con cui ti eri inconsciamente identificato, considerandola una parte di te, può essere estremamente dolorosa. Sembra lasciare uno squarcio nel tessuto della tua esistenza.

Quando questo accade, non negare o ignorare il dolore o la tristezza che senti.
Accetta la sua presenza. Osserva la tendenza della mente a costruire una storia intorno a quella perdita, assegnandoti il ruolo di vittima.

Paura, rabbia, risentimento o autocommiserazione sono le emozioni che caratterizzano quel ruolo. Poi prendi consapevolezza di ciò che si trova dietro quelle emozioni e dietro la storia creata dalla mente: quello squarcio, quello spazio vuoto.

Sei in grado di affrontare e accettare quel particolare senso di vuoto?
Se sì, potrai scoprire che non è più un luogo spaventoso. Potrai stupirti di trovare la pace che emana da quel vuoto.

Ogni volta che si verifica una morte, che una forma di vita si dissolve, Dio, l’Immanifesto senza forma, risplende attraverso lo spiraglio lasciato dalla forma in dissoluzione. È per questo che la morte è la cosa più sacra della vita. È per questo che attraverso la contemplazione e l’accettazione della morte può arrivare a te la pace di Dio.

Poco prima di morire, certe persone diventano profondamente pacifiche e quasi luminose, come se qualcosa splendesse attraverso la forma che si dissolve.

A volte persone molto malate o molto anziane, nelle ultime settimane, mesi o magari anni di vita, diventano in un certo senso quasi trasparenti. Quando ti guardano, puoi vedere una luce che risplende attraverso i loro occhi.

Non c’è più sofferenza psicologica. Si sono arrese e quindi la persona, il “me” egoico creato dalla mente, si è già dissolta. Sono “morte prima di morire” e hanno trovato la profonda pace interiore che coincide con la consapevolezza dell’immortalità dentro di sé.

La morte non è un’anomalia né il più spaventoso degli eventi, come la cultura moderna vorrebbe farti credere, bensì la cosa più naturale del mondo, inscindibile dal suo opposto, la nascita, e altrettanto naturale.

Ricordalo quando sei accanto a una persona morente. Essere presente alla morte di una persona come testimone e compagno è un grande privilegio e un atto sacro.

Quando sei accanto a una persona morente, non negare alcun aspetto di quella esperienza. Non negare ciò che sta accadendo e non negare le tue emozioni. La consapevolezza di non poter fare nulla può farti sentire impotente, triste o arrabbiato. Accetta tutto ciò che senti.

Poi fai un passo in più: accetta che non c’è nulla da fare, e accettalo completamente. Non hai alcun controllo. Arrenditi profondamente a ogni aspetto di quell’esperienza, alle tue emozioni e all’eventuale dolore o disagio che la persona morente sta provando.

Il tuo stato di coscienza arreso e la quiete che ne deriva la aiuteranno molto, agevolando la transizione.

Se ti usciranno delle parole, verranno dalla Quiete dentro di te. Ma saranno secondarie. Con la Quiete arriva la benedizione: la PACE.

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Parole dalla Quiete” di Eckhart Tolle.
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