✨ Oggi parliamo del senso di colpa nel percorso spirituale.
Quando non riuscite a fare gli esercizi di presenza potreste provare senso di colpa pensando che non vi state impegnando abbastanza.
Ad esempio, vorreste saper perdonare e non ci riuscite, vorreste smettere di giudicare e non ci riuscite… dopo mesi di auto-osservazione magari vi succede che un inconveniente o una discussione vi tirino fuori una rabbia incontenibile.
Potreste chiedervi: “Come faccio ad essere ancora a questo punto?”
Nel corretto lavoro su di sé, l’AUTO-OSSERVAZIONE va condotta in SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO.
In questi casi, l’incomprensione nasce del fatto che le persone credono di non dover provare emozioni negative o di non dover giudicare le altre persone, poiché in un percorso spirituale bisogna essere più buoni!
Questa convinzione è spesso ben radicata, poiché giudizio, rabbia e paura non sono socialmente accettate.
Spiritualità = buonismo, è un’equazione che si verifica automaticamente dentro la maggioranza delle persone. E questo accade indipendentemente dal fatto che seguano o meno un percorso spirituale.
È un condizionamento sociale, non spirituale!
Io non so cosa intendiate per “percorso spirituale”, ma posso dirvi che nel lavoro su di sé non bisogna essere buoni; basta essere così come siamo, anche perché è sempre Dio che si muove attraverso di noi, essendo Egli la sostanza di tutte le cose. Ma questo è un altro discorso.
Il punto essenziale da comprendere è che la SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO non riguarda il nostro giudizio verso gli altri, bensì principalmente verso noi stessi: dobbiamo sospendere il giudizio verso noi stessi, ossia il giudizio verso il fatto che “ancora” giudichiamo, ci lamentiamo e ci arrabbiamo con le persone.
E se ci giudichiamo perché ancora ci giudichiamo, beh… ancora una volta… sospendiamo il giudizio!
Non accadrà da un giorno all’altro, ma vi assicuro che alla fine accadrà: vedremo le persone all’esterno di noi, così come noi stessi, con la stessa neutralità di un etologo che studia i comportamenti di una specie animale e con la stessa compassione con cui ci osservano Gesù e Buddha.
Finché non comprendiamo CON IL CUORE E CON LA MENTE che andiamo bene così come siamo, il nostro LAVORO non sarà nemmeno iniziato.
Non sto scherzando.
Non si può muovere il primo passo sul Sentiero pensando: “Io non vado bene”, “Ciò che provo è sbagliato”, “Faccio proprio schifo! Non dovrei pensare queste cose degli altri” ecc…
Oggi riflettete su questo.
Inoltre, NON c’è una distinzione tra il lavoro inteso come mestiere e il lavoro spirituale, cioè il lavoro su di sé.
Quando siete sul posto di lavoro, in realtà dovreste già stare lavorando su di voi a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.
Questo è importante da capire, è un concetto essenziale, non dividete gli esercizi spirituali o il momento della meditazione, dal lavoro, cioè quello che svolgete come mestiere. Questa divisione è assurda.
Ci sono persone che sul posto di lavoro non vedono l’ora di tornare a casa per svolgere i loro esercizi spirituali e invece è proprio sul posto di lavoro, visto che lì passate 8 ore al giorno, tutti i giorni, che dovete lavorare su voi stessi.
È importantissimo.
Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) da un articolo di Salvatore Brizzi.
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