Più consideriamo sbagliata la materia, più ci allontaniamo dallo Spirito.
✨ Affinché possiamo risvegliarci e portarci ad un contatto stabile con l’Anima è fondamentale che eliminiamo ogni forma di giudizio della nostra vita.
Dobbiamo provocare in noi degli stati emozionali superiori conseguenza di piccole successive aperture del Cuore. Queste emozioni superiori ci portano all’identificazione con l’Anima e al contempo permettono la formazione fisica del “Corpo di Gloria”, in quanto esso è letteralmente costituito di emozioni superiori.
Il nostro identificarci con l’Anima non è una questione intellettuale, bensì un processo intimamente legato all’apertura del centro emozionale superiore, il Cuore, detto anche chakra Anahata.
La pratica costante del non-giudizio causa in noi la trasformazione delle emozioni negative in emozioni superiori: ciò che prima era odio, invidia, paura, gelosia, senso di inadeguatezza… diviene amore, compassione, tenerezza, coraggio, genialità.
La trasmutazione del piombo in oro in definitiva è la trasformazione delle emozioni più grossolane appartenenti alla macchina-biologica, in emozioni sottili costituenti il corpo dell’Anima.
Ogni nostro schema di pensiero su come dovrebbe essere il mondo nasconde un giudizio. È giusto che ognuno di noi abbia le sue idee su come dovrebbe essere la vita, ma è bene sapere che se queste idee vengono “caricate” di giudizio, ciò può solo provocare sofferenza.
Una cosa è discernere fra giusto e sbagliato, e quindi compiere una scelta con la leggerezza nel cuore, un’altra è giudicare giusto o sbagliato.
Se ci sentiamo personalmente toccati, allora la nostra preferenza nasconde in realtà un giudizio di merito, un attaccamento, un’identificazione, altrimenti non ci sentiremmo emotivamente coinvolti.
La sofferenza non origina dalla scelta, bensì dall’attaccamento a quella scelta, dalla nostra identificazione con essa, dal peso emotivo che noi le diamo.
Nel giudizio è quindi già presente la nostra futura sofferenza. Nel sorvegliare e, per quanto ci è possibile, nell’ostacolare il giudizio dentro di noi, induciamo una progressiva apertura del cuore.
Ci arrabbiamo, ci deprimiamo e stiamo male perché giudichiamo sbagliato quanto ci sta accadendo, pertanto il nostro soffrire non è mai dovuto alla realtà esterna ma dal giudizio con cui la rivestiamo.
Nell’Universo accade ciò che deve accadere. L’idea che qualcosa possa essere sbagliato, un errore dell’esistenza o di Dio, è unicamente frutto della mente umana.
L’espressione: “Quella faccenda non sarebbe dovuta andare così” è il prodotto di un delirio mentale che non possiede alcun appiglio logico.
L’Universo è quello che è, mentre il resto è solo nella nostra mente!
Più crediamo che nell’esistenza possano verificarsi errori, più soffriamo. Al contrario, più riusciamo a percepire la perfezione dell’Universo, meno dolore proviamo.
Se le cose potevano effettivamente andare in maniera diversa, allora perché non lo hanno fatto?
Evidentemente potevano andare solo come sono andate, anche se adesso la nostra mente fantastica senza controllo su mille differenti opzioni.
Ogni situazione, bella o brutta che sia, non accade “a caso”, ma viene da noi stessi inconsciamente creata affinché possiamo compiere un percorso evolutivo di ricongiunzione all’Unità.
Non veniamo aggrediti “a caso” e non veniamo derubati “a caso”. Se abbiamo dei giudizi cristallizzati nel nostro apparato psicofisico, cioè attaccamenti a oggetti e idee, questi creano separazione, cioè una divisione mentale fra giusto e sbagliato.
Pertanto non possiamo sperare di fonderci nell’Unità se continuiamo a dividere il mondo fra giusto e sbagliato, mettendo nell’elenco delle cose giuste ciò che è giusto per il nostro modo di pensare, e nella lista delle cose sbagliate ciò che è sbagliato per il nostro modo di pensare.
Se il nostro scopo nell’Universo è tornare all’Uno (Universo: dal latino unus vertere= rivolto all’Uno) ma durante il giorno il nostro sport preferito consiste nel giudicare tutto e tutti, creando quindi separazione fra noi e l’Esistenza, come possiamo sperare di non cadere nella sofferenza?
Ogni volta che giudichiamo ci stiamo allontanando dal fine per cui esistiamo – il ritorno all’Uno – e questo non può che creare attrito nelle nostre vite.
Il nostro scopo è tornare all’Uno non perché l’abbia deciso qualche filosofo o perché faccia parte di una moda New Age, ma semplicemente perché noi siamo Uno, lo siamo sempre stati e lo saremo sempre.
Il nostro problema è che non riusciamo a realizzarlo in questo istante perché ce lo siamo dimenticati, ci siamo addormentati in una macchina-biologica che deve lottare per sopravvivere e pertanto divide tutto fra giusto e sbagliato, e come conseguenza del nostro sonno ci sentiamo separati.
Ogni giudizio, ogni schema mentale che implica la divisione fra giusto e sbagliato, crea un impedimento sulla via del ritorno all’Uno. Non sto parlando di scelta o di sano discernimento, sto parlando di attaccamento a quella scelta.
Ogni attrito è sofferenza, ogni sofferenza, nel momento in cui viene osservata e trasmutata, diventa occasione per ricongiungerci all’Uno.
“Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato;
una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio”.
Lc 6,37-38″
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Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “La porta del Mago” di Salvatore Brizzi.
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Grazie ☺️ Felice Domenica 💙💚💜❤️🧡💛🤍☀️
Grazie Este, messaggio molto profondo e illuminante grazieee! Utilissimo e prezioso! Mi trasmette forza e incoraggiamento che quando sento il bisogno lo rileggo.
Grazie infinite!
un grande abbraccio di affetto e gratitudine ✨💗✨🌸
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