✨ Il lavoro di Risveglio della Coscienza è un’opera di trasmutazione alchemica che ognuno di noi deve compiere all’interno di sé stesso, prendendo su di sé la responsabilità per il cammino intrapreso.
Nessun istruttore o maestro può fare il lavoro al posto nostro. Nessuno può regalarci nulla, dobbiamo conquistare ogni passo verso la consapevolezza lavorando tutti i giorni su noi stessi.
Se vogliamo risvegliare la coscienza possiamo farlo solo alimentando quotidianamente la nostra auto-coscienza, il nostro sentirci presenti, e questo è un compito che non possiamo delegare a qualcun altro.
Nessuno può svegliarci, aprire il nostro Cuore, renderci sereni, il Risveglio avviene in virtù di una consapevolezza sempre maggiore nella Presenza, di ciò che siamo e di ciò che non siamo.
Una consapevolezza conquistata giorno dopo giorno grazie a una costante osservazione di noi, cioè dei nostri comportamenti e meccanismi inconsci. Proprio l’osservazione rappresenta il cardine del lavoro.
Noi esseri umani non siamo realmente svegli, ma viviamo in uno stato di addormentamento della coscienza che ci impedisce di cogliere la realtà. Se un uomo non si rende conto di questo, attraverso lo svolgimento di alcuni esercizi, nessun successivo lavoro di risveglio può essere intrapreso.
Dobbiamo prima renderci conto che viviamo sognando un mondo illusorio da noi stessi costruito e alimentato.
Nell’ addormentamento, ognuno di noi interpreta i fatti secondo una sua personale allucinazione mentale. Crediamo di condividere la stessa realtà, invece ognuno vive chiuso nel suo mondo, esattamente come accade dentro a un sogno.
Questo concetto sta alla base dell’ impossibilità di vedere oltre le apparenze e di comunicare realmente con gli altri, perfino con il partner. In tale situazione la malcomprensione rappresenta la norma: veniamo fraintesi e fraintendiamo gli altri. Il fatto è che siamo stati abituati a credere che non capirsi sia una situazione innaturale, questo fa si che soffriamo ogni qualvolta non veniamo capiti.
Basterebbe sapere che la malcomprensione non può costituire la norma per individui dalle coscienze addormentate, e in tal modo ci sarebbe un problema in meno.
Tuttavia riusciamo a vivere una vita più o meno normale anche nell’ addormentamento: pur restando nel sonno è infatti possibile prendere due lauree, sposarsi, avere figli, scrivere libri, tenere conferenze.
Tutti i guai del mondo derivano dalla addormentamento delle coscienze.
Questo stato limitante impedisce che miliardi di persone si accorgano di quanto sta succedendo sul loro pianeta. Ognuno vive nel sonno, sognando una vita fatta di piccole soddisfazioni e tanti problemi, e pochi alzano la testa per guardare verso il Cielo.
Anche la sofferenza è una conseguenza del nostro sonno, il quale ci impedisce di cogliere la realtà oltre l’illusione. Chi dorme soffre, mentre chi si sveglia apre il suo Cuore e vive nella Gioia, perché vede cosa realmente sta accadendo nell’Universo, scorgendone l’ assoluta perfezione in ogni sua manifestazione.
Diveniamo consapevoli del nostro addormentamento solo provando a uscirne attraverso lo svolgimento di esercizi pratici. Gli esercizi consentono di capire quanto siamo addormentati e prigionieri.
Esercizio 1.
Questa è la pratica per i primi 7 giorni:
Dobbiamo ricordarci di noi, cioè essere presenti, concentrati sull’azione che stiamo compiendo, senza pensare ad altro, mentre ci spogliamo e ci vestiamo.
Che sia la mattina prima di uscire, la sera quando rincasiamo, mentre indossiamo il pigiama, quando entriamo in un ufficio o in un locale e ci leviamo il cappotto…
In ognuna di queste circostanze dobbiamo restare “presenti a noi stessi”, cioè completamente presenti a quello che stiamo facendo, senza farci distrarre da altri pensieri o da persone che richiamano la nostra attenzione.
All’inizio può essere utile ripetersi: “mi sto infilando i pantaloni… e sono presente… mi sto ricordando di me… “.
Con il tempo, e l’abitudine a questi esercizi, sentiremo la presenza senza più necessità di richiamarla con delle frasi.
La nostra personalità è una “macchina biologica“, che si limita a reagire meccanicamente agli stimoli esterni.
Noi però siamo fermamente convinti di poter prendere decisioni consapevoli. Interpretiamo le re-azioni meccaniche all’ambiente messe in atto dal nostro apparato psicofisico, come frutto del nostro libero arbitrio.
Invece re-agiamo alle situazioni a seconda della nostra struttura psichica, la quale si forma principalmente durante la gestazione e la prima infanzia.
Se ci osserviamo in maniera onesta, al di là delle credenze intellettuali che ci sono state inculcate, risulta quanto mai chiaro che non scegliamo noi di essere imbarazzati, o di non sentirci all’altezza di fronte a una certa persona, o di provare ansia prima di un colloquio importante, o di diventare aggressivi a causa di un insulto.
Dovrebbe esserci chiaro, se ci siamo presi la briga di riflettere almeno una volta sulla questione, che hanno deciso i meccanismi psicologici al posto nostro, e magari ci siamo pure sentiti male per non essere riusciti a comportarci come avremmo voluto.
Allora, in linea generale, non possediamo libero arbitrio, poiché anche un solo elvento che non è stato deciso da noi, un evento nel quale le nostre emozioni ci hanno tradito, va a condizionare tutto l’insieme della nostra vita.
Se non ho dichiarato il mio amore a un uomo del quale mi ero innamorata, perché al momento giusto mi sono sentita paralizzata e mi è mancato il coraggio, questo evento, indubbiamente, è andato a condizionare tutta la mia successiva esistenza…Eppure pensiamo di possedere libero arbitrio!
Pensiamo di aver deciso noi il corso della nostra vita! Questa è la principale ragione per cui non sentiamo il bisogno di creare dentro di noi una vera Volontà.
Come possiamo infatti lottare per ottenere qualcosa che crediamo di possedere già?
Ci accorgiamo della meccanicità dei nostri comportamenti solo quando proviamo a fermarli e a cambiarli. Essi infatti, fino a quando non interveniamo coscientemente, si svolgono sempre uguali per inerzia e noi non ne abbiamo alcun controllo.
A una certa frase del nostro partner reagiamo sempre nello stesso modo; in quella situazione abbiamo sempre paura; in quell’altra diventiamo aggressivi…o gelosi…
Se per una volta ci sforzassimo di reagire in maniera diversa in una data situazione ormai abituale, ce ne accorgeremmo, perché lo sentiremmo sulla nostra pelle, di quanto siamo meccanici e privi di libero arbitrio.
A nulla servono le teorie filosofiche quando ci si scontra con la realtà dei fatti. Possiamo affermare con certezza di non possedere vera Volontà, perché abbiamo provato a restare calmi in una certa occasione e non ci siamo riusciti.
Nella meccanicità non agiamo, ma re-agiamo a ciò che accade nell’ambiente. È quindi sufficiente che qualcuno conosca anche solo superficialmente i nostri meccanismi psicologici per indurci a comportarci come vuole lui.
I capi di stato, i giornalisti e i pubblicitari lo fanno con le grandi masse, e ognuno di noi lo fa, più o meno consapevolmente, nell’ambito dei suoi rapporti quotidiani.
L’agricoltore come il grande scienziato dormono allo stesso modo, e quindi entrambi iniziano a scodinzolare se facciamo loro il complimento giusto e si arrabbiano se li offendiamo.
Esercizio 2.
Ricordiamoci di noi tutte le volte che attraversiamo una porta, in casa o fuori casa.
Dobbiamo essere presenti nel momento in cui giriamo la maniglia per entrare, oppure mentre facciamo scorrere la porta, o mentre passiamo semplicemente da un ambiente all’altro nel caso fosse già aperta.
Talvolta capiterà di ricordarsi dell’esercizio poco dopo aver superato la porta.
In questo caso, se è possibile, torniamo indietro e ripetiamo l’azione, questa volta con piena consapevolezza.
Non è un esercizio semplice in quanto occorre tanta forza di volontà per ricordarsi di sé proprio mentre passiamo da un ambiente all’altro, il che sul piano simbolico indica il passaggio da ciò che conosciamo a ciò che ci è ancora sconosciuto.
La Trasmutazione si produce esclusivamente a causa dello sforzo, non del risultato. All’inizio l’unico risultato utile che otterremo è renderci conto che non ci ricordiamo mai noi stessi. Questo è già un risultato enorme.
Gli sforzi quotidiani tengono acceso il “Fuoco Alchemico” il quale porta avanti la sua opera indipendentemente da quanto noi riusciamo ad eccellere nello svolgimento degli esercizi.
È importante non arrendersi mai, non farsi prendere dallo sconforto e non avere dubbi circa l’importanza dell’Opera Eroica che si sta compiendo.
È altrettanto essenziale non coltivare alcuna aspettativa circa i risultati, i risultati sono nelle mani dell’ Intelligenza Universale, non nelle nostre. Bisogna sacrificare (rendere sacro) se stessi attraverso gli sforzi, senza aspettarsi nulla in cambio.
Il risveglio del Cuore avviene grazie ad uno stato d’animo costantemente proiettato verso il Risveglio, non grazie a risultati di cui potersi vantare con gli amici.
Il problema è che abbiamo una mentalità quantitativa e competitiva, per cui è difficile concepire un’attività dove l’aspetto importante è lo sforzo, non il risultato. Come recita un antico detto Sufi: “Fa di Dio la tua unica preoccupazione, e Dio provvederà a tutte le tue preoccupazioni“.
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