✨ La mente cerca senza sosta non solo spunti per alimentare i pensieri, ma anche per nutrire la sua identità, il suo senso di sé. E’ così che l’ego si crea e si ricrea di continuo.

Quando pensi a te stesso o parli di te, quando dici “io”, di solito ti riferisci a “me” e “la mia storia”. Questo è l’io delle tue preferenze e avversioni, dei tuoi timori e desideri, l’io che non è mai soddisfatto a lungo.

Quel senso di chi sei è creato dalla mente, condizionato dal passato e ansioso di trovare la sua realizzazione nel futuro. Riesci a vedere che questo io è effimero, è una formazione temporanea, come un’onda sulla superficie dell’acqua?

Chi è che vede questa verità? Chi è consapevole del carattere effimero della tua forma fisica e psicologica?
L’IO SONO.
E’ l’lo più profondo che non ha alcun legame con il passato e il futuro.

Che cosa resterà di tutti i timori e i desideri legati alla tua problematica situazione esistenziale che ogni giorno assorbe gran parte della tua attenzione?
Un trattino, di pochi centimetri, tra le date di nascita e di morte sulla tua lapide. Per il sé egoico, questo pensiero è deprimente. Per il vero te, è liberatorio.

Quando ogni singolo pensiero assorbe completamente la tua attenzione, significa che ti identifichi con la voce nella tua testa. Quindi investi il pensiero del tuo senso del sé. Quel senso del sé è l’ego, un “me” creato dalla mente.

Il sé costruito dalla mente si sente incompleto e precario. Per questo motivo la paura e il desiderio sono le sue emozioni predominanti e le sue forze motivanti.

Quando riconosci quella voce nella tua testa che si spaccia per te e non smette mai di parlare, ti risvegli dall’identificazione inconscia con il flusso del pensiero. Quando ti accorgi di quella voce, capisci che non sei la voce, ossia l’essere pensante, ma sei colui che ne è consapevole.

Riconoscere che sei la consapevolezza che sta dietro quella voce è libertà.
La Presenza può aiutarti a vederlo.

Il sé egoico è sempre impegnato a cercare. In qualunque ambito cerca sempre qualcosa di più da aggiungere a sé stesso per sentirsi più completo. Questo spiega la preoccupazione compulsiva dell’ego per il futuro.

Ogni volta che ti rendi conto di vivere per il momento successivo, sei già uscito da quello schema mentale egoico, e in quell’esatto istante hai la possibilità di scegliere di dedicare tutta la tua attenzione al momento presente. Quando ti focalizzi sul momento presente, un’Intelligenza molto più grande della mente egoica entra nella tua vita.

Quando vivi attraverso l’ego, riduci sempre il momento presente a un mezzo per raggiungere un fine. Vivi per il futuro, e quando raggiungi i tuoi obiettivi senti che non ti soddisfano, almeno non a lungo. Quando ti concentri sull’azione più che sul risultato futuro che vuoi ottenere, spezzi il vecchio condizionamento egoico.

Allora le tue azioni diventano non solo molto più efficaci, ma anche infinitamente più gratificanti e gioiose.

Quasi tutti gli ego contengono almeno un elemento di quella che potremmo definire “identità di vittima“. Certe persone hanno un’immagine vittimistica di sé così forte che diventa il nucleo centrale del loro ego.

Il risentimento e le lamentele costituiscono una parte essenziale del loro senso di sé. Anche se le tue lamentele sono pienamente “giustificate”, ti sei costruito un’identità che assomiglia a una prigione e che ha le sbarre fatte di forme di pensiero.

Osserva ciò che stai facendo a te stesso, o meglio, ciò che la tua mente sta facendo a te. Senti l’attaccamento emotivo che ti lega alla tua storia vittimistica e prendi consapevolezza della tendenza compulsiva a pensarci o parlarne. Sii la presenza che testimonia il tuo stato interiore. Non devi fare nulla. La consapevolezza porta con sé la trasformazione e la libertà.

La lamentela e la reattività sono gli schemi mentali preferiti dell’ego che li usa per rafforzarsi. Per molte persone, gran parte dell’attività mentale ed emotiva consiste nel lamentarsi e nel reagire.

Se fai così, metti l’altra persona o la situazione “nel torto” e te stesso “nel giusto”, ti senti superiore e, sentendoti superiore, rafforzi il tuo senso del sé.

In realtà, è ovvio che rafforzi soltanto l’illusione dell’ego.
Riesci a notare questi schemi dentro di te e a riconoscere la voce lamentosa nella tua testa per quello che è?

Il senso egoico del sé ha bisogno di conflitti, perché il suo senso di identità separata si rafforza combattendo contro cose e persone e dimostrando cosa è “me” e cosa non è “me”. Non di rado, tribù, nazioni e religioni rafforzano il loro senso di identità collettiva con l’idea di avere dei nemici.

Nei rapporti con le persone, riesci a notare dentro di te un impercettibile senso di superiorità o di inferiorità verso gli altri?
Se lo noti stai osservando l’ego, che vive attraverso il confronto.

L’invidia è un sottoprodotto dell’ego, che si sente sminuito se qualcosa di buono accade a qualcun altro, o se qualcuno ha di più, sa di più o riesce a fare di più.

L’identità dell’ego dipende dal confronto e si nutre del di più. Si aggrappa a qualunque cosa. Se tutto il resto non funziona, puoi rafforzare il tuo senso fittizio del sé considerandoti trattato più ingiustamente dalla vita o più malato di qualcun altro.
Quali sono le storie, le finzioni, da cui ricavi il tuo senso del sé?

L’ego ha bisogno del conflitto con qualcosa o qualcuno. Questo spiega perché cerchi la pace, la gioia e l’amore, ma non riesci a tollerarli a lungo. Dici di volere la felicità, ma hai una dipendenza dall’infelicità. Sostanzialmente, l’infelicità non deriva dalle circostanze della vita ma dal condizionamento mentale.

Ti senti in colpa per qualcosa che hai fatto, o non fatto nel passato? Una cosa è certa: in quel momento hai agito secondo il tuo livello di coscienza, o meglio di incoscienza. Se fossi stato più consapevole, più cosciente, avresti agito in modo diverso.

Il senso di colpa è uno dei tanti tentativi dell’ego di creare un’identità, un senso del sé. All’ego non importa se quel sé è positivo o negativo. Quello che hai fatto o non hai fatto è una manifestazione di incoscienza umana, l’ego però la personalizza e dice: “Questo l’ho fatto io”, così ti porti dietro un’immagine mentale di te come persona “cattiva”.

Nel corso della storia, gli esseri umani si sono inflitti a vicenda innumerevoli violenze, crudeltà e sofferenze, e continuano a farlo. Sono tutti da condannare? Sono tutti colpevoli?
Oppure quelle azioni sono semplicemente espressioni di incoscienza, uno stadio evolutivo che stiamo superando?

Le parole di Gesù, “Perdonali, perché non sanno quello che fanno”, valgono anche per te

Nessun ego. Nessun problema“. Disse un maestro buddista quando gli chiesero di spiegare il significato più profondo del buddismo.

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Parole dalla Quiete” di Eckhart Tolle.
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