✨ Con quanta velocità ci formiamo un’opinione su qualcuno e saltiamo a conclusioni sul suo conto. Per la mente egoica è appagante etichettare un altro essere umano, assegnargli un’identità concettuale, formulare giudizi moralistici su di lui.
Ogni essere umano è stato condizionato a pensare e a comportarsi in determinati modi, il condizionamento è avvenuto sia a livello genetico sia attraverso le esperienze dell’infanzia e il contesto culturale in cui è cresciuto.
Quella che vediamo NON E’ l’Essenza della persona, ma è la sua identità apparente. Quando formuli un giudizio su qualcuno, scambi i suoi schemi mentali condizionati con la sua Essenza.
Questo giudizio è di per sé uno schema profondamente condizionato e inconscio. Assegna a quell’individuo un’identità concettuale, e questa falsa identità diventa una prigione non solo per l’altro, ma anche per te.
Lasciare andare il giudizio non significa non vedere cosa fa l’altra persona. Significa riconoscere il suo comportamento come una forma di condizionamento: lo vedi e lo accetti come tale. Non lo usi più per costruire un’identità di quell’individuo.
Questa rinuncia libera te e l’altro dall’identificazione con il condizionamento, con la forma, con la mente. A quel punto l’ego smette di governare le tue relazioni.
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Finché è l’ego a dirigere la tua vita, nella grande maggioranza dei casi i tuoi pensieri, le tue emozioni e le tue azioni sono determinati dal desiderio o dalla paura. Nelle relazioni con l’altro, o c’è qualcosa che vuoi o c’è qualcosa che temi.
Probabilmente vuoi ottenere piacere o guadagno materiale, riconoscimento, attenzione o elogi, oppure il rafforzamento del tuo senso del sé attraverso il confronto per accertare che sei, hai o sai più dell’altra persona.
D’altro canto, probabilmente temi che sia vero il contrario e che in qualche modo quella persona possa sminuire il tuo senso del sé.
Quando trasformi il momento presente nel punto focale della tua attenzione, invece di usarlo come mezzo per raggiungere un fine, vai oltre l’ego e oltre alla compulsione inconscia a usare le persone come mezzo per raggiungere un fine, dove il fine è il rafforzamento della tua identità a scapito degli altri.
Quando dedichi la massima attenzione alla persona con cui interagisci, elimini il passato e il futuro dalla relazione, tranne che per le questioni pratiche. Quando sei totalmente presente con le persone che incontri, rinunci all’identità concettuale che hai creato per loro, alla tua interpretazione di chi sono e di cosa hanno fatto in passato, e riesce a interagire senza i movimenti egoici del desiderio e della paura.
L’Attenzione, che è Quiete vigile, è la chiave per farlo.
Come è meraviglioso superare il desiderio e la paura nelle relazioni.
L’Amore non vuole e non teme nulla.
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Se il suo passato fosse il tuo passato, il suo dolore fosse il tuo dolore, se il suo livello di coscienza fosse il tuo livello di coscienza, penseresti e agiresti esattamente come quella persona. Questa comprensione porta con sé il perdono, la compassione, la pace.
All’ego non piace sentire tutto questo, perché se non può più essere reattivo e moralista perde vigore.
Il bello è che quando accogli come un ospite di riguardo chiunque entri nello spazio dell’Adesso, quando permetti ad ogni persona di essere così com’è, la persona comincia a cambiare.
Per conoscere un altro essere umano nella sua Essenza, in realtà non è necessario sapere qualcosa su di lui: il suo passato, i suoi trascorsi, la sua storia. Confondiamo la conoscenza su qualcosa o qualcuno con la conoscenza più profonda che non è concettuale.
“Conoscere qualcosa su qualcuno” e “Conoscere” sono modalità totalmente diverse. Una riguarda la forma, l’altra l’informe. Una opera attraverso il pensiero, l’altra attraverso la Quiete.
Conoscere qualcosa su qualcuno è utile per scopi pratici. A questo livello, non possiamo farne a meno. Ma quando è predominante nelle relazioni, questa modalità diventa molto limitante, se non addirittura distruttiva. Pensieri e concetti creano una barriera artificiale, una separazione tra gli esseri umani.
Senza le barriere concettuali invece, l’Amore diventa una presenza spontanea in tutte le interazioni umane.
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La maggior parte delle interazioni umane si limita allo scambio di parole, perciò rimane nel regno del pensiero. È essenziale portare un po’ di Quiete, soprattutto nelle relazioni più strette.
Le relazioni non possono prosperare senza il senso di spaziosità che deriva dalla Quiete. Meditate insieme o trascorrete insieme un po’ di tempo in silenzio, immersi nella Natura.
Durante una passeggiata o un viaggio in auto, o quando siete a casa, abituatevi a stare insieme nella Quiete. La Quiete non si crea, non ce n’è bisogno. Basta essere ricettivi e lasciare emergere la Quiete che è sempre presente, ma che di solito è coperta dal rumore mentale.
Se manca la Quiete spaziosa, la relazione sarà dominata dalla mente e potrà facilmente essere sopraffatta da problemi e conflitti. Se c’è Quiete, può contenere qualsiasi cosa.
Saper ascoltare
✨ Un altro modo per portare Quiete nella relazione è il vero ascolto.
Quando ascolti davvero qualcuno, la dimensione della Quiete emerge spontaneamente e diventa una parte essenziale della relazione.
Ma il vero ascolto è una capacità rara.
Di solito l’attenzione è occupata soprattutto dal pensiero. Nel migliore dei casi, la persona con cui parli valuta le tue parole o prepara la cosa successiva da dire. Altrimenti non ascolta affatto, restando isolata nei suoi pensieri.
Il vero ascolto va ben oltre la percezione uditiva. E’ l’emergere di un’attenzione vigile, uno spazio di presenza in cui vengono recepite le parole. Ma adesso le parole diventano secondarie. Possono avere più o meno senso.
Molto più importante di cosa ascolti è l’atto stesso dell’ascolto, lo spazio di presenza cosciente che si crea mentre ascolti… questo spazio è un campo di consapevolezza unificante in cui incontri l’altra persona senza le barriere divisive costruite dal pensiero concettuale. Ora l’altro non è più “altro”.
In quello spazio siete uniti come un’unica consapevolezza, un’unica coscienza.
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Ti capita di vivere drammi frequenti e ripetitivi nelle tue relazioni più intime?
Succede spesso che divergenze relativamente insignificanti scatenino litigi violenti e dolore emotivo?
Queste esperienze sono determinate dagli schemi egoici di base: il bisogno di avere ragione e quindi di dimostrare che l’altro ha torto; vale a dire, l’identificazione con le posizioni mentali. Qui agisce anche il bisogno dell’ego di entrare periodicamente in conflitto con qualcosa o qualcuno per rafforzare il senso di separazione tra “me” e “l’altro”, senza il quale non può sopravvivere.
C’è poi il dolore emotivo accumulato nel passato che tu, come ogni essere umano, ti porti dentro sia dalle tue esperienze personali, sia dal dolore collettivo dell’umanità, che perdura da molto, moltissimo tempo.
Questo “corpo di dolore” (vedi articolo) è un campo energetico interiore che periodicamente prende il sopravvento perché ha bisogno di sperimentare altro dolore emotivo per nutrirsi e ricostituirsi.
Cercherà di controllare il tuo pensiero e di renderlo profondamente negativo.
Ama i tuoi pensieri negativi, perché il dolore risuona con la loro frequenza e quindi può cibarsene. Inoltre provoca reazioni emotive negative nelle persone che ti stanno accanto, soprattutto nel partner, per alimentarsi del dramma e del dolore emotivo che ne derivano.
Come puoi liberarti di questa radicata identificazione inconscia con il dolore che causa tutta questa infelicità nella tua vita?
Con la consapevolezza. Renditi conto che quel dolore non rappresenta chi sei e riconoscilo per quello che è: un dolore passato.
Osservalo quando insorge nel tuo partner o dentro di te. Quando Interrompi l’identificazione inconscia con il dolore, quando sei in grado di osservarlo dentro di te, smetti di nutrirlo e quindi gradualmente perderà la sua carica energetica.
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Ricorda che a livello sostanziale, naturalmente, non c’è nessun altro: incontri sempre e solo te stesso.
Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Parole dalla Quiete” di Eckhart Tolle.
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