✨ In noi è racchiuso un potenziale di energia a cui purtroppo attingiamo di rado.
Nelle epoche antiche le persone avevano una forza enorme e delle capacità psichiche fuori dalla norma. Ai tempi nostri è una qualità molto più rara, dato che la maggior parte delle persone è assorbita in un’illusione mentale e disperde tutta l’energia che potrebbe essere usata per scopi più elevati e soprattutto per esprimere al meglio tutti i propri potenziali.
Eckhart Tolle parla di “corpo di dolore“, i Toltechi, gli antichi veggenti del Messico, parlano di “mitote“.
Entrambi intendono una sorta di entità che si nutre della nostra energia e può farlo finché abbiamo pensieri ed emozioni negative con cui ci identifichiamo.
Quando siamo travolti da energia di rabbia, rancore, odio, ci trasformiamo diventando un’altra persona… spesso cambia il tono della voce e anche il viso, dopo lo scoppio incontrollato ci sentiamo senza energia.
Cosa è successo? È successo che il corpo di dolore ha preso il controllo per nutrirsi, manifestando questa negatività che è la sua essenza e nutrimento.
Il corpo di dolore infatti è una forma di energia semi autonoma (vedi articolo: Gli arti costitutivi dell’uomo “il doppio”) che vive nella maggior parte degli esseri umani, è un’entità fatta di emozioni.
Come tutte le forme di vita, periodicamente ha bisogno di nutrirsi, riprendere nuove energie, e il cibo che richiede, consiste di energia compatibile con la propria.
Ogni esperienza emozionale dolorosa può essere usata come cibo dal corpo di dolore; ecco perché prospera con il pensiero negativo, così come nei drammi delle relazioni.
Il corpo di dolore è dipendente dall’infelicità.
Certo, può essere uno shock quando comprendete per la prima volta che vi è qualcosa in voi che periodicamente cerca emozioni negative, cerca l’infelicità.
Per vederlo in voi stessi avete persino bisogno di più consapevolezza che per riconoscerlo in un’altra persona.
Gli stadi del corpo di dolore
Nella maggior parte delle persone il corpo di dolore ha uno stadio latente e uno attivo. Quando è nello stadio latente, dimenticate facilmente che portate in voi una nube oscura o un vulcano dormiente, che dipende dal campo energetico del vostro tipo particolare di corpo di dolore.
Quanto a lungo stia nello stadio latente varia da persona a persona. In alcuni casi può stare in ibernazione per mesi prima che qualche evento inneschi la fase attiva.
Come il corpo di dolore si nutre dei vostri pensieri
Il corpo di dolore si risveglia dallo stadio latente quando ha fame, quando è tempo di alimentarsi, ma certe volte, può anche attivarsi a causa di un evento.
Quando è pronto ad alimentarsi può usare la cosa più insignificante come pretesto per attivarsi, qualcosa che uno dice o fa, o perfino solamente un pensiero.
Se vivete soli o in quel momento non c’è nessuno intorno, il corpo di dolore si nutrirà dei vostri pensieri. Improvvisamente i pensieri diventeranno profondamente negativi.
Probabilmente non siete neppure consapevoli che, proprio un momento prima del flusso di pensieri negativi, un’onda di emozione aveva invaso la vostra mente, un umore pesante, un’ansia o una rabbia ardenti.
Un pensiero positivo ha tutto un’altra vibrazione, una frequenza differente e non può essere cibo per il corpo di dolore.
Un pensiero felice, positivo, è indigesto per il corpo di dolore che può solo nutrirsi di pensieri negativi perché solo quei pensieri sono compatibili con il suo campo energetico.
Lo schema abituale del pensiero che crea l’emozione è invertito nel caso del corpo di dolore, almeno inizialmente. In questo caso l’emozione guadagna rapidamente il controllo del vostro pensiero, e una volta che la mente è stata sopraffatta, il pensiero diventa negativo.
La voce nella testa vi racconterà storie tristi, oppure piene di ansia o di rabbia, su voi stessi o sulla vita e sugli altri, sul passato, sul futuro o su eventi immaginari.
La voce starà incolpando, accusando, lamentandosi, immaginando.
E voi sarete totalmente identificati con qualsiasi cosa vi dica quella voce, credendo ai suoi pensieri distorti. È proprio l’identificazione che fa sì che non riusciate a disinnescare questo meccanismo.
Il corpo di dolore in quel momento vive attraverso di voi, fingendo di essere voi. E per il corpo di dolore, il dolore è piacere.
Si è impadronito del dialogo interiore. Si stabilisce così un circolo vizioso tra il corpo di dolore e il pensiero.
A un certo punto, dopo qualche ora o persino dopo qualche giorno, si è rifocillato e ritorna allo stadio latente, lasciandosi dietro un organismo esaurito e un corpo molto più suscettibile alla malattia.
Se vi sembra come un parassita psichico, avete ragione. È esattamente quello che è.
Come il corpo di dolore si nutre del dramma
Se vi sono intorno altre persone, preferibilmente il vostro partner o un membro della famiglia, il corpo di dolore tenterà di provocarli, di schiacciare i “bottoni giusti”, come si usa dire, così da potersi nutrire e garantirsi un dramma.
I corpi di dolore amano le relazioni intime e le famiglie, perché è lì che prendono la maggior parte del loro cibo.
È difficile resistere a un corpo di dolore di un’altra persona determinata ad attirarvi in una reazione. Istintivamente conosce i vostri punti deboli, quelli più vulnerabili. Se non ha successo la prima volta, ci proverà ancora e ancora.
Le droghe e un consumo eccessivo di alcool spesso attivano il corpo di dolore. Quando una persona si ubriaca, nel momento in cui il corpo di dolore ha il sopravvento, subisce un cambiamento completo di personalità.
Una persona profondamente inconsapevole, il cui corpo di dolore solitamente si nutre di violenza fisica, spesso la dirige contro il coniuge o i figli.
Quando ritorna sobria, è veramente dispiaciuta e può dire che non lo farà mai più, e ne è convinta. Questa persona che parla e promette comunque non è l’entità che commette le violenze e potete stare sicuri che continuerà a ripeterle ancora, fino a che diventerà presente, riconoscendo in se stessa il dolore, così da rompere l’identificazione.
Nelle relazioni di coppia spesso accade che i corpi di dolore si stimolino a vicenda. Sarebbe difficile trovare un partner che non abbia un corpo di dolore, ma è sicuramente saggio scegliere qualcuno il cui corpo di dolore non sia eccessivamente denso.
I corpi di dolore densi
Vi sono persone che hanno corpi di dolore così densi che non sono mai completamente inattivi.
Possono essere persone che sorridono e sostengono conversazioni educate, ma non avete bisogno di una grande intuizione per sentire la palla di emozioni infelici che ribolle in loro appena sotto la superficie, in attesa del prossimo evento per reagire, la prossima persona da incolpare o con cui confrontarsi, la prossima cosa per cui essere infelici.
Il loro corpo di dolore non ne ha mai abbastanza, è sempre affamato.
A causa di una completa mancanza di consapevolezza di sé non possono vedere la differenza tra un evento e la loro reazione all’evento stesso. Per loro l’infelicità e perfino il dolore sono sempre fuori, nell’evento o nella situazione. Inconsapevoli del loro stato interiore, non sanno nemmeno di essere profondamente infelici, di stare soffrendo.
Liberarsi dal corpo di dolore
Una domanda che le persone pongono frequentemente è: “Quanto tempo è necessario per liberarsi dal corpo di dolore?“
La risposta ovvia è che questo dipende sia dalla densità del corpo di dolore della singola persona, sia dall’intensità con cui cresce la sua presenza.
Però, non è tanto il corpo di dolore, quanto piuttosto l’identificazione con questo a causare le sofferenze che infliggete a voi stessi e agli altri.
Quindi la domanda giusta potrebbe essere: “Quanto tempo occorre per potersi liberare dall’identificazione con il corpo di dolore?“, e la risposta a questa domanda è la seguente:
Non è questione di tempo. Quando il corpo di dolore diventa attivo in voi, dovete solo ricordare e sapere che ciò che state sentendo è il corpo di dolore dentro di voi.
Il saperlo è tutto quello che serve per rompere la vostra identificazione con esso.
E quando cessa questa identificazione, inizia la trasmutazione, la redenzione.
Il saperlo impedisce alla vecchia emozione di salirvi alla testa e di impadronirsi non solo dei dialoghi interni, ma anche delle vostre azioni e interazioni con gli altri.
Ciò significa che il corpo di dolore non può più servirsi di voi e rivitalizzarsi attraverso di voi.
La vecchia emozione può allora continuare a vivere in voi per un po’ e ripresentarsi periodicamente. Di quando in quando può ancora occasionalmente imbrogliarvi, inducendovi nuovamente a identificarvi con essa, ma non a lungo.
Non proiettare la vecchia emozione nelle situazioni significa confrontarla direttamente al vostro stesso interno, potrà non essere piacevole, ma è fattibile.
Come non si può combattere l’oscurità, non si può combattere il corpo di dolore. Cercare di farlo, creerebbe un conflitto interiore e pertanto ulteriore dolore.
La vostra PRESENZA è più che capace di contenere tutto ciò.
Osservarlo è sufficiente. Osservarlo implica accettarlo come parte di ciò che esiste in quel momento.
La Presenza
Il corpo di dolore si compone di energia vitale intrappolata, che è diventata temporaneamente autonoma, attraverso il processo innaturale di identificazione con la mente.
L’emozione non è chi siete. Quando sentite il corpo di dolore, non cadete nell’errore di pensare che c’è qualcosa di sbagliato in voi!
All’ego piace trasformarvi in un problema.
Accettare significa che vi date il permesso di sentire qualunque cosa state sentendo in quel momento.
Questo è parte dell’essere così com’è, dell’Adesso.
Attraverso la presenza diventate ciò che siete: ampi e spaziosi. Diventate integri.
Dovete rimanere presenti, rimanere consapevoli, essere i guardiani sempre vigili del vostro spazio interiore.
Un’attenzione consapevole e continuata, spezza il legame fra il corpo di dolore e i vostri processi di pensiero e avvia il processo di trasformazione.
Riassumendo
Focalizzate l’attenzione sulla sensazione dentro di voi. Riconoscete che si tratta del corpo di dolore. Accettate la sua esistenza. Non pensateci, non lasciate che la sensazione diventi pensiero. Non giudicate o analizzate, non fatene un’identità per voi stessi.
Siate presenti, continuate a essere l’Osservatore di ciò che accade dentro di voi. Diventate consapevoli non soltanto del dolore emozionale ma anche di colui che osserva, L’Osservatore silenzioso, il Testimone.
Questo è il potere dell’Adesso, la potenza della vostra presenza consapevole.
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Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Un nuovo mondo” di Eckhart Tolle.
Puoi trovarlo online qui, una libreria online etica ed italiana. (Evita di comprare su Amazon)
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Grazie Grazie Grazie avevo veramente bisogno di questo meraviglioso messaggio per me credo indispensabile.
Grazie Grazie Grazie cara Anima Este
💙💚🧡🩵🩷💜❤️🤍🪷
Grazie per il tuo riscontro Francesco. È una tematica importantissima che eviterebbe molto dolore se fosse più conosciuta 🙏✨💛✨sono contenta che ti sia servito… Un grandissimo abbraccio⭐✨
Grazie Este! Ne avevo proprio tanto bisogno di questa consapevolezza. Grazie di Cuore!
Mi hai anche ricordato, nuovamente,
il mantenere attivo il nostro Testimone amorevole, frutto del nostro Sé, del nostro Centro fermo ed integro:
L’Osservatore neutro di noi stessi e insegnante di Presenza costante e continua
Grazie di Cuore ESTE🤗✨❤✨
Molto utile. Argomento se ben compreso e attivato cambia la vita. Certamente bisogna già avere una buona base di conoscenza per confrontarsi con il proprio corpo di dolore nel modo adeguato. Comunque utile a chiunque. Grazie di cuore 💖
Cara Este ripropore questo argomento sul corpo di dolore è importante in questo momento addirittura qualcuna cambia il nome identificandolo con parole sue che credo sia ugualmente importante come la gestione dello stesso e l’ annullamento che ne deriva con una Presenza Attiva è un lavoro profondo ma utile ed indispensabile ti abbraccio forte cara Anima di Luce 💖
Tramutando la paura in Amore . R.STEINER
💙💜💚❤️🧡💛🤍