✨ Quanti insegnamenti spirituali hanno propagato l’idea che la Terra sia un luogo di esilio in cui l’essere umano è condannato a vivere in attesa di ritornare un giorno nella sua Patria Celeste!
Ma perché dovremmo essere in esilio sulla Terra?

Anche ammettendo che sia così, se la Provvidenza Divina ci ha inviati qui e non altrove, significa che qui abbiamo un lavoro da fare.

Un essere umano che non accetta la vita sulla Terra non può avere alcuna vera vita nel Cielo.

Quando preghiamo, ovviamente rivolgiamo il nostro sguardo interiore al Cielo, ma guardando verso il Cielo non stiamo cercando di allontanarci dalla Terra: se ci rivolgiamo a Lui è per diventare noi stessi conduttori del Cielo, per far discendere sulla Terra tutto ciò che in alto è bello, puro, luminoso ed eterno.

Perché mai il Paradiso dovrebbe essere solo in alto, mentre qui, sulla Terra, deve esserci sempre la miseria, la povertà e lo squallore?

No, il Paradiso deve scendere sulla Terra.

L’intelligenza cosmica non ci ha inviati sulla Terra perché, una volta arrivati, pensassimo solo a lasciarla, con il pretesto che il Cielo è la nostra vera patria.

Per la nostra salute fisica e psichica è egualmente nocivo sia voler abbandonare la Terra per il Cielo, sia abbandonare il Cielo per la Terra dimenticando la nostra origine celeste.

Come in Cielo così in Terra

È così che Gesù, anche nel “Padre Nostro”, ci fa prendere coscienza del legame che esiste tra il mondo che è in basso, la Terra, e il mondo che è in alto, il Cielo.

E una volta che ne abbiamo preso coscienza attraverso i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni, dobbiamo aprirci al Cielo per far circolare una corrente di Energia Pura, affinché l’ordine, l’armonia e la bellezza che regnano in “alto” scendano in “basso”, sulla Terra.

Direte che non è possibile. Si, invece, è possibile!
Far scendere il Regno di Dio sulla Terra è possibile.

Niente è più importante che riuscire a riunire in noi il Cielo e la Terra, ossia imparare a vivere nel Cielo senza mai perdere il senso della realtà terrena.

Sicuramente è un equilibrio difficile da realizzare. Ecco perché il compito principale di un vero insegnamento spirituale è quello di formare esseri che sappiano di trovarsi sulla Terra per operare, e al contempo si consacrino interiormente alla realizzazione di un ideale Divino.

Sono questi gli esseri dell’avvenire.

Il Regno di Dio in noi

È innanzitutto in ciascuno di noi che deve venire il Regno di Dio.

La luce è nel Cielo, l’amore e la forza sono nel Cielo, e noi dobbiamo far scendere quella luce, quell’amore, quella forza per introdurli nella nostra mente, nel nostro cuore, nei nostri polmoni… in tutto il nostro corpo.

Così con il nostro impegno, riusciremo a realizzare in noi l’unione del Cielo e della Terra, dello spirito e della materia.

E una volta realizzata questa unione in noi, potremo contribuire a realizzarla anche intorno a noi.

Quando gli esseri umani diverranno coscienti del compito per il quale si sono incarnati, allora si decideranno a lavorare sulla Terra, in primo luogo sulla “propria” Terra, vale a dire su se stessi.

Molti pregano, certo, ma cosa chiedono nelle loro preghiere?…

Pregare davvero significa far vibrare tutto il proprio essere all’unisono con il mondo Divino, fino a che la Terra diventi lo specchio nel quale il Cielo potrà riflettersi.

“Padre mio, entità Celesti, Io sono a vostra disposizione: utilizzate le mie capacità, fatemi partecipare con voi al lavoro che svolgete nel mondo.
Che il Regno di Dio e la sua Giustizia si realizzino sulla Terra!
Amen, amen, amen.
Così sia!”

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Dalla Terra al Cielo, il senso della preghiera“. Dagli insegnamenti di Omraam Mikhaël Aïvanhov.
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