✨ La vita di Gesù dagli Annali dell’Akasha… la memoria del pianeta.
🕯️ Eravamo alla fine del mese di Kislev, il mese in cui si doveva coltivare la fiducia nella Divina Provvidenza (Kislev è un mese autunnale).
Secondo la tradizione del popolo che aveva dato i natali al mio corpo (gli Esseni), avevo tracciato con l’indice un grande cerchio sulla terra sabbiosa.
“Ecco… – dissi a coloro che erano con me. – In questo giorno trovo il caos nelle vostre menti… i vostri pensieri si disorganizzano, e addirittura dirigete la vostra collera contro l’Eterno. Credete forse che Egli la riceva? Egli vi sorride…
Nulla, mai, si agita sulla superficie o nel profondo del Suo oceano: non un’onda, non un’increspatura, e tuttavia vi dico che la Sua Presenza è ascolto e compassione soltanto“.
Quel giorno ci furono lacrime: tante! Ma avevo avuto il presentimento che sarebbero state lacrime liberatorie, ed effettivamente, esse acquietarono tanta collera, aprirono tante porte.
Poi, lontano da ogni sguardo, dopo essermi affidato al Divino in me e aver esplorato la giustezza del movimento che mi apprestavo a fare, chiamai la Luce nel palmo delle mani, affinché potesse sgorgarne il pasto più riconfortante.
Le mie dita raccolsero atomi sparsi dell’invisibile materia del mondo, li modellarono secondo le immagini del mio cuore, e sull’erba, accanto all’ovile in cui eravamo riuniti, si formarono a poco a poco focacce, olive, fichi e formaggi in abbondanza, uniti alla rapida danza rasoterra del palmo delle mie mani. Comparve persino una caraffa di vino bianco.
Solo Giovanni mi colse mentre facevo quel gesto: si gettò ai miei piedi come se avesse assistito al fenomeno più prodigioso del mondo.
Gli dissi allora: “Tienilo per te, fratello; il tempo non è ancora venuto per rivelare queste cose. Proprio come lo stomaco, la coscienza dell’uomo può fare indigestione. Se le dai troppo cibo da assimilare, non riuscirà ad assorbirlo e conoscerà il disordine. Troppi prodigi contemporaneamente sono come troppo vino: si corre il rischio di perdere l’equilibrio“.
Quella sera tutti pensarono che uno di noi avesse generosamente acquistato una o due ceste di vettovaglie; e nessuno chiese niente. Eravamo una ventina scarsa, avevamo del cibo e tutto era “normale”, così come uno stormo di uccelli trova logico nutrirsi dei semi in un campo.
Quando tutti si furono addormentati, avvolti nelle loro coperte o riparandosi come potevano, sentì più forte del solito il bisogno di “camminare nella mia anima”.
C’era in me, nel profondo della carne, un richiamo, un qualcosa che mi attirava come una calamita.
Occorreva semplicemente che andassi là dove volevano condurmi le gambe, in accordo spontaneo con l’anima, senza rifletterci sopra.
Lasciando la strada che i Romani avevano in parte pavimentato, mi inoltrai nell’erba fino a metà polpaccio, fino a quando le sagome scure di alcuni alberi non mi suggerirono di aggirarli.
Non c’era nulla di razionale, come ogni volta che avevo bisogno di isolarmi. Allora chiamavo l’Eterno con i molti nomi che conoscevo…
Quella volta, tuttavia, non fu Lui a rispondermi.
Dietro il gruppo di alberi le cui fronde ondeggiavano alla brezza leggera, c’era un posto in cui l’erba era schiacciata, e lì vidi un’immensa sfera appiattita, come una nebbiolina infusa di morbida e pulsante luce verde, che pareva straordinariamente viva.
Le pulsazioni della nube si amplificarono fino a generare, all’improvviso, un possente turbine di luce.
In un baleno mi trovai all’interno della Nube, di fronte a una presenza dall’aspetto umano, ma compresi immediatamente che in sé ne riassumeva molte altre, che stavano alle sue spalle. Improvvisamente ricordai, quanto tempo era passato! Lo guardai… Sì, pareva proprio un uomo dai capelli lunghi e chiari, con la pelle brunita dal sole e un ampia veste azzurrina.
Subito mi si avvicinò, si inchinò, e mi toccò i piedi con le mani. Ciò che mi abitava semplicemente accolse quel gesto.
“Yo-Shalaa-Hi Ba-Ta-nai – disse la voce che emanava da quella presenza – è il Benedetto che onoriamo in te, fratello Sananda...”
Quel nome arrestò il tempo: quasi l’avevo dimenticato. Proveniva da un’altra dimensione della Coscienza, diversa da quella per cui avevo accettato di dare tutto. A cosa voleva ricondurmi, quel nome?
Era un’espressione di Elohim a parlarmi… una è molteplice, come sempre, in quanto l’una e l’altra cosa significavano la medesima verità.
Lo feci alzare e immersi il mio sguardo nel suo, così azzurro, così trasparente e vidi che era lo sguardo di un Ambasciatore di un altro mondo, di un essere umano più vicino all’Uomo, dove ragione, amore e impegno erano in perfetta coerenza.
Allora fui io ad inchinarmi e a toccarGli i piedi.
Dopo essermi rialzato, dentro mi nacque una domanda, senza che dovessi muovere le labbra per formularla: “Perché sono qui? Siete venuti a prendermi?“
“Non veniamo a prendere Colui che ha appena cominciato… Veniamo a rivelarGli un’altra parte del peso che ha accettato di sostenere”.
“Ho accettato senza porre limiti quello che mi è stato chiesto. E anche se non me ne è ancora stata restituita l’intera memoria, così che io possa respirare l’aria di questa Terra, so quanto antico è il mio peso, Fratello… diciotto milioni di anni umani… So quanto è antico, ma se tu risvegli in me il ricordo delle soglie varcate e di quelle a venire, il Sole sarà ancora più possente. Dunque, è questo che ti chiedo…”
Lo sguardo di Elohim, allora, si addolcì, fino a tradursi in un sorriso straordinario.
“Quello che già sai ma che ti occorre ricordare in questo corpo è molto pesante. Riassume il perché della vita di Jeshua (Gesù) e l’intento del doppio Sole che abita in lui (te)… metti le mani su questa sfera, Maestro Sananda…”
Avevo già avuto accesso ad una sfera del genere in un altro mondo. Era qualcosa che, all’epoca, veniva chiamato libro di luce, una specie di condensazione dello Spirito del Divino, una sorta di “Akasha solidificato”.
Feci quello che mi diceva e mi sedetti a terra; poi, dopo essere entrato in raccoglimento, posai le mani sulla piccola sfera blu.
Tutto si cancellò e divenni solo un lampo, la cui luce folgorante guardava il Tutto e il Nulla da una posizione esterna a quello che pareva il Tempo.
Ed ecco quello che diceva l’insegnamento che quell’esperienza portò:
“All’inizio c’era un vuoto. Era come un Pozzo da qualche parte nell’universo degli universi, il Senza Nome.
E quel Pozzo, quel vuoto-pieno, era nero da una parte e bianco dall’altra, giacché era contemporaneamente Tutto.
Allora, da Esso sgorgò un Suono, e da quel Suono nacque subito il Nettare del Vivente, che era anche un’Onda ricca di 144.000 soli e di una moltitudine di mondi.
Era contemporaneamente una Coscienza, un pensiero destinato a diventare moltitudine, un pensiero libero di giocare con il Bianco, il Nero e con qualsiasi Idea, libero persino di disperdersi fino a produrre l’illusione della dissoluzione.
E si disperse, attraverso miriadi di Terre. E così fu… fino a che, sotto la spinta di una volontà di riunione, ne emerse una Fratellanza, e fra tante altre terre, una Terra che gridava più forte delle altre.
Essa si chiamava Eretz nella lingua delle Stelle, a causa del suo Suono (Eretz è il nome della Terra in ebraico).
Ma Eretz era disseminata di coscienze sparse, tutte nate da mille polveri di Stelle dissolte.
Allora la Fratellanza la contemplò e cominciò ad amarla per Amore, e a causa della ricchezza della sua stessa sofferente diversità.
“Partoriamo un progetto – disse. – Un piano per riunire ciò che è separato, in quel mondo di obliò”.
Ben presto si alzò una voce: si chiamava Ishtar (il pianeta Venere) ed era ammantata di un’immensa luminosità.
“Sarà a me che guarderete – disse – già che mi ricordo dell’Oblio che un tempo anch’io dovetti patire. Poiché ho ricevuto e scoperto l’Amore così da poterlo dare, farò dunque di Eretz mia sorella.
Vi pianterò il seme del mio pensiero, il quale la feconderà sulle sue cime. In segreto, e dietro a mille nomi, per diciotto milioni di anni pesanti, io starò lì, paziente, a coltivare il giardino, fino a quando sboccerà Shimbolom (Shamballa)… ben radicata fra la terra, la luna e il sole, a metà strada tra ciò che è visibile e ciò che non lo è”.
Fu così, per incarnare il piano che era stato fatto per Eretz, che nacque Shimbolom… ma gli uomini di questo mondo preso dall’Oblio erano recalcitranti e pieni di orgoglio. Allora, dentro la Fratellanza, alcuni dissero:
“Gli uomini di questa Terra sono troppo lenti, ciechi e arroganti, e questo piano per loro non funzionerà. Ce ne vuole un altro per cambiare la natura profonda del loro corpo e i poteri dei loro pensieri. Operiamo in base ad un piano diverso, così da creare un popolo capace di educare gli altri. Per questo progetto bisognerà mescolare il nostro sangue al loro”.
Ma costoro non comprendevano che la libertà è il tesoro più prezioso, e che il Vivente che permea ogni cosa conosce i giusti ritmi di fioritura di tutti.
A loro volta, essi dunque divennero arroganti… spezzarono così l’unità della Fratellanza e alcuni di loro si sistemano su Eretz, pur continuando a muoversi in cielo in cerca di alleati. Vennero chiamati Arconti.
I membri della Fratellanza li osservarono decidere come, secondo loro, doveva essere l’ordine del mondo su Eretz. Li osservarono con pazienza… li videro persino intervenire in un modo anarchico sulla vibrazione della carne di certi uomini del popolo che si chiamava Israele. Vi furono errori, pulsioni di potere, e così vennero generati i Nefilim (nella Bibbia, i Nefilim sono descritti come giganti corruttori degli uomini. Il loro nome significa “coloro che fanno cadere”. Genesi 6,4: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini…”).
Così venne seminato anche lo stato di coscienza che avrebbe animato Sodoma e Gomorra. Infine, essi li videro volgersi verso la Grecia e altri luoghi di quel mondo.
Ma avevano passato il segno, e nel cuore della Fratellanza si levò una voce a nome dell’unione di anime che aveva concepito il Piano; era la voce di Elohim, molteplice e una.
“Dunque non faremo nulla? – esclamò. – È venuto il tempo di sollecitare tutta la presenza di Shimbolom, ora che la Dispersione ha fatto uso della propria libertà!”
E fu così che venne inviato agli uomini, dal centro di Shimbolom, colui che sarebbe diventato Moshè (Mosè). E allo stesso modo venne affidata una missione anche a Orfeo.
Occorreva ricostruire il pensiero, raddrizzare le anime e ripulire i cuori…
Questo venne compiuto, ma gli Arconti, attratti da Eretz non si ritirarono da essa. A poco a poco, coloro che sapevano leggere la vita, li videro assumere abilmente l’aspetto d’uomo, e giocare nei labirinti di tutti i poteri.
L’opera unificatrice di Mosè cominciò a soffrirne: gli uomini si pietrificarono intorno ad essa per paura di un’altra dispersione.
Per questo Elohim di nuovo si è levato, e ha convocato le presenze che, dai Cieli, non hanno mai smesso di osservare Eretz.
“Abbiamo bisogno di uno spirito cristallino, di un’anima unificata, di un corpo puro, perché la doppia congiunzione ben presto arriverà, giacché i Soli stanno dandosi appuntamento. Come sperare che Eretz possa fiorire, se l’Amore puro non le toglierà le scaglie del passato? Nessuno può crescere trascinandosi appresso una roccia!”
Tutti allora si volsero verso Shimbolom, e anime di molti colori diversi furono convocate, e molti nomi citati…”
Allora, mi ricordai…
Tutti gli occhi erano puntati su di me, sguardi dolci e forti, ma anche di una saggezza inflessibile. C’erano sguardi di uomini, sguardi di donne, e tutti erano ugualmente carichi di parole così gravide di interrogativi…
“Dunque, può essere che sia tu… ne accetti il peso, Sananda?”
E io risposi di sì, mentre sentivo il conficcarsi di un nome e di un pensiero, come una corona o una lancia: “Jeshua (Gesù), sì, è questo… sì, abiterò il nome, il corpo e la vita di questa persona“.
È in questo modo che sono venuto, attraverso un popolo, ma non per un popolo: per tutta l’umanità di Eretz, bloccata nel labirinto dell’Oblio.
Mi vidi non solo infinitamente collegato alla storia dell’umanità, ma anche come un’offerta per essa.
Questo mondo e i suoi abitanti erano incatenati al peso del loro passato: troppa avidità, troppa cecità, egoismo, guerre… troppa ignoranza!
Tutto questo aveva generato una nebbia pesante, tanto spessa che le anime vi ristagnavano, anche le più belle (qui si fa riferimento al Karma collettivo generato dall’umanità intera dalla notte dei tempi, ossia una carica energetica che trascina la coscienza di questa umanità verso i suoi vecchi schemi, impedendole di evolversi).
Era diventata così pesante da non riuscire a fare altro che schiacciare qualsiasi cosa tentasse di decollare.
Ci voleva un Soffio talmente potente e nuovo da poter non solo aprire una porta, ma disegnarne un’altra, e poi sfondarla, perché quelle anime ne fossero risucchiate e venissero lavate.
Quel Soffio avrebbe spazzato via tutto attraverso la mia persona. Avevo sempre saputo che ero venuto a curare l’umanità nella sua globalità. Avrei avuto fino in fondo l’opportunità di provarci?
Di una sola cosa ero certo: della Potenza del Soffio che era in me ed era determinata a lavare via qualsiasi cosa infettasse la Terra…
Approfondimenti: Gesù – il perché della crocifissione
Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal meraviglioso “Il libro segreto di Gesù – vol.2” di Daniel Meurois.
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È meraviglioso Este, grazie! Grazie infinite di cuore. Mi commuove tantissimo lasciandomi tanto amore nel cuore verso il maestro Gesù e L’intera Terra. E tutti i Cieli, Le potenze Di Amore, il Creato… Il Tutto. Apre il cuore e la mente alla Verità Divina. Ti sono tanto grata per scrivere meravigliosamente con Amore per Amore e diffondere messaggi così preziosi e importanti che guariscono il mondo con tanta Luce e chiarezza pura. Un abbraccio grande grande carissima Este❤🌈✨🙏🏻
Grazie cara Valentina, sono contenta di sapere che hai colto l’importanza del messaggio ✨🙏💎✨ è veramente un piano di grande Amore per la Terra e l’umanità ✨💛✨ un abbraccio grandissimo