✨ La grandezza di un Essere non gli viene data per grazia Divina, ogni Essere deve estrarla da dentro di sé, resuscitarla dal profondo, dalla Maestria acquisita nelle vite passate. Questo è il grande esempio che ci ha donato il Cristo.

Le credenze popolari, essenzialmente alimentate dalla Chiesa Cattolica, sostengono che Gesù sia nato Cristo, ovvero che sia stato tale, in tutta la sua coscienza e la sua perfezione, fin dal suo primo respiro: come a dire che Gesù non avrebbe avuto nulla da imparare, essendo fin da subito Dio incarnato, e di conseguenza detentore di conoscenza e potenza assolute.

Questo modo di vedere le cose è sorprendentemente ingenuo, e alimenta una menzogna.

Che il piccolo Gesù, manifestasse conoscenze e talenti eccezionali fin dalla più tenera infanzia è incontestabile, ma pretendere che egli sia stato già pienamente se stesso, e perfettamente “Cristo” fin dall’inizio, dimostra la mancanza di conoscenza delle Leggi dell’Evoluzione imposte dal solo fatto di incarnarsi.

Gesù stesso ha dovuto lavorare sodo per ricordarsi della sua Vera Natura e ricontattare la propria memoria profonda, riscoprendo così la sua Missione.

Un bambino, un adolescente è pur sempre bambino e adolescente e deve sottostare al ritmo naturale della sua maturazione, anche se nel suo essere più intimo è racchiuso un diamante straordinario.

Essere dotati di un ego non significa necessariamente avere sbalzi d’umore, o essere soggetti alle pulsioni… significa manifestare i caratteri fondamentali della libera coscienza, avere la possibilità di affermarsi. Significa esprimere un temperamento, un modo di essere, accettare di potersi sbagliare, concedersi di avere un’esitazione, di lasciar parlare una sensibilità, dei sentimenti e persino delle emozioni.

Sostenere che un Maestro nasca già pienamente Maestro, come una statua di bronzo o di cemento, immutabile, è un concetto pericoloso che ha lasciato lacune profonde nel pensiero collettivo, una sorta di lavaggio del cervello praticato su tante generazioni…

Le persone sono ormai incapaci di immaginarsi dotati del potere e del dovere di crescere.

Il fatto di doversi ricostruire, o sia di dover mettere in opera tutto il possibile per resuscitare dentro di sé la coscienza della propria Origine, della propria missione, stimola semmai ancor più rispetto e venerazione verso chi lo fa, e non può che magnificare ancora di più un Maestro di saggezza.

La differenza tra Gesù (l’uomo, il Maestro), e il Cristo (veicolo di una Forza incommensurabile), si può spiegare in questo modo: Gesù era il ricettacolo umano, che aveva la missione di prepararsi per ricevere appieno, in sé, la presenza del Cristo, ovvero la Coscienza più affinata del nostro Sistema Solare e galattico.

Dopo un primo evento importantissimo che fece di lui un Avatar (in sanscrito: “Colui che discende”, a significare la discesa di una potenza Divina dotata di numerose qualità risvegliate del Cuore, al fine di Illuminare gli uomini, un’incarnazione del Divino), gli venne conferita una seconda “investitura” durante la famosa cerimonia del Battesimo, nelle acque del Giordano.

Da quel momento in poi, alla presenza del Cristo, si aggiunse dentro di lui quella del Logos della nostra galassia.

Quando dunque si parla di Gesù-Cristo, è importante rendersi conto che si evocano 3 potenze in una:
la prima è quella del Maestro di saggezza incarnato,
la seconda quella dell’Essere massimamente realizzato del nostro Sistema Solare,
e la terza è generata dalla massima Presenza manifesta nell’Universo della nostra Galassia.

Anche i discepoli più vicini al Maestro non potevano immaginare davanti a chi si trovassero.

Perché la crocifissione

La ragione della crocifissione fu quella di permettere all’umanità di liberarsi da un pesante fardello karmico collettivo accumulato in migliaia di anni.

Per ottenere ciò bisognava che sulla Terra avvenisse un enorme impatto energetico.

Si trattava quindi, della discesa in un corpo umano (quello di Gesù) di una Presenza Solare, molto più che umana: quella del Cristo-Logos, la cui partenza improvvisa, sulla croce, avrebbe portato con sé i residui troppo pesanti del Karma collettivo umano.

Il Karma non era infatti solo un’idea filosofica, ma costituiva un’autentica massa di energia psichica, una sorta di ragnatela rimasta appiccicata alla Terra, la cui sostanza vischiosa frenava, o addirittura impediva, il dischiudersi dei cuori e delle coscienze degli abitanti del pianeta.

In altri termini, l’espulsione improvvisa dello Spirito del Cristo dal corpo di Gesù doveva creare una sorta di “effetto aspiratore” sulle scorie dell’umano passato che ristagnavano nell’aura planetaria.

(Questo particolare evento doveva avvenire anche in un precisa congiunzione Cosmica, in cui l’Era dell’Ariete volgeva al termine e apriva la porta al nuovo ciclo di 12 Ere. Questo nuovo Grande Anno iniziò appunto circa 2000 anni fa, quando la precessione degli equinozi entrò nei Pesci per la prima volta dopo 25.960 anni).

È stato un fenomeno che ha riguardato l’umanità nel suo insieme, l’umanità come corpo globale schiacciato dalla somma dei suoi errori passati.

Riscattare i peccati non era infatti riferito al karma personale che ogni anima deve equilibrare da sola, già che ciascuno deve assumersi appieno, sempre, le conseguenze delle proprie azioni; riguardava invece il fardello del Karma di massa, generato dall’umanità nei 10.000 anni precedenti, ossia alla fine del continente di Atlantide e da quella grande purificazione che era stata il Diluvio.

Un simile evento vibratorio, di portata Cosmica, è possibile solo sotto l’impulso di una colossale ondata d’amore e grazie alla sua espressione incarnata.

Questa la Missione di Gesù.

È questo che cercava di dirci, il Maestro, sulla croce: “Padre apri i loro occhi perché non sanno quello che fanno”… Non disse “perdonali” in quanto Dio essendo bontà assoluta ignora il risentimento e la conseguente volontà di punire.

Se c’è un perdono da chiedere è quello della nostra coscienza, di fronte alla quale prima o poi ci troveremo.

Chiederci di aprire gli occhi, invece, significava fare appello alla comprensione del cuore e dell’intelletto insieme.

Né Dio, né Cristo, né il Maestro Gesù hanno bisogno che si implori il loro perdono, e tantomeno che ci si distrugga a furia di penitenze per pagare il debito.

Il pentimento e la volontà di crescita sono una questione tra “noi e noi”. Tra la scintilla pura che nel nostro cuore si ricorda del Divino, e le acque torbide delle nostre personalità afflitte da amnesia.

Non sono né la presenza del Maestro Gesù, né la Coscienza Cristica a fare retromarcia oggi in Occidente, bensì le immagini limitanti e puerili di entrambe che da 2000 anni ci vengono proposte.

Comunque sia non c’è bisogno di muovere guerra alle menzogne, perché sarebbe contrario all’intelligenza della dolcezza Cristica;

Le maschere cadono da sole, quando chi le tiene salde non ha più forza per sorreggerle…

“È perché gli uomini mi hanno chiamato, che sono venuto;
è perché nella loro coscienza si è aperto un varco, che l’Eterno ha risposto.

Bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato…
Non necessariamente come voi vorreste che fosse, ma secondo il vostro bisogno…”

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “I primi insegnamenti del Cristo” di Daniel Meurois.
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