✨ Nella nostra coscienza si trovano blocchi di dolore, di rabbia e di frustrazione detti “formazioni interne”. Sono chiamati anche “nodi interiori” perché ci avvolgono e ci legano, ostacolando la nostra libertà.
Quando qualcuno ci insulta o ci fa uno sgarbo, nella nostra coscienza si produce una formazione mentale. Se non sai come disfare questo nodo interiore e come trasformarlo, esso rimarrà a lungo nella tua coscienza; la volta successiva che qualcuno dirà o farà una cosa dello stesso genere, la formazione mentale si rafforzerà ancora di più.
Le nostre formazioni interne, proprio come nodi o come blocchi, hanno il potere di influenzarci, di dettare il nostro comportamento.
Dopo un po’ per noi diventa difficilissimo disfare quei nodi interiori, trasformarli, ed è quasi impossibile sciogliere la stretta delle formazioni ormai cristallizzate. Ognuno di noi ha in sé formazioni mentali delle quali è necessario prendersi cura.
La pratica della meditazione e della presenza può aiutarci a disfare questi nodi e a fare esperienze di trasformazione e di guarigione.
Non tutte le formazioni interne sono spiacevoli: ce ne sono anche di gradevoli, ma anch’esse possono farci soffrire. Il piacere che provi quando assaggi, ascolti o vedi qualcosa di gradevole può trasformarsi in un robusto nodo interiore, e quando l’oggetto del tuo piacere scompare potresti sentirmi la mancanza e cominciare a ricercarlo. In questo modo le formazioni interne ci privano della Libertà.
Per questo dovremmo sorvegliare con gran cura il corpo e la mente, per impedire che questi nodi mettano radici dentro di noi.
La rabbia è una formazione interna che ci fa soffrire, quindi dobbiamo fare del nostro meglio per liberarcene. Alcuni psicologi affermano che quando senti sorgere in te l’energia della rabbia la dovresti sfogare picchiando un cuscino, prendendo a calci qualcosa o andando a urlare a pieni polmoni in un bosco. Ora sappiamo che chi utilizza tecniche di sfogo, in realtà sta mettendo in scena la sua rabbia e sta coltivando una pericolosa abitudine: allena la propria aggressività. Noi invece generiamo l’energia della consapevolezza e abbracciamo la rabbia ogni volta che si manifesta.
La rabbia è un campo di energia, fa parte di noi, è un bambino che soffre di cui dobbiamo prenderci cura. Il modo migliore di farlo è generare un altro campo di energia che possa abbracciare la rabbia, o qualunque altra emozione e prendersene cura, questo secondo campo è l’energia della presenza mentale.
La pratica si basa sulla comprensione profonda della non-dualità.
I sentimenti, sia negativi che positivi, sono organici e appartengono alla stessa realtà. Non occorre alcuna lotta, dunque: occorre soltanto abbracciare e curare. Questo è un punto molto importante: non pensare di dover combattere il male e di doverlo cacciare dal tuo cuore dalla tua mente, sarebbe un errore.
La pratica consiste nel trasformare se stessi, se non hai rifiuti non puoi fare il compost, e se non hai il compost non hai nulla con cui nutrire il fiore che è in te. La sofferenza, le afflizioni servono: sono organiche, quindi sai di poterle trasformare e di poterne fare buon uso.
La nonviolenza può essere generata da questo genere di atteggiamento. Non consideri più nessuno come un nemico, una volta che hai compreso che tutte le cose sono interconnesse fra loro, fare violenza ad altri dunque, equivale a fare violenza a se stessi.
Quando la rabbia si manifesta in noi, dobbiamo riconoscere, accettare che ci sia e che abbia bisogno che ci si occupi di lei. In quel momento è consigliabile non dire e non fare nulla, torniamo immediatamente a noi stessi invece e invitiamo l’energia della presenza mentale a manifestarsi perché possa abbracciare la rabbia, riconoscerla e prendersene cura.
Presenza mentale significa essere presenti, essere consapevoli di ciò che sta accadendo. È un’energia cruciale, è come un fratello maggiore, una sorella maggiore o una mamma che prendono in braccio il bambino più piccolo che soffre – la nostra rabbia, la nostra disperazione o gelosia – e si prendono cura di lui.
La presenza mentale, dunque, è la capacità di essere consapevoli di ciò che accade nel momento presente.
“Inspirando so che la collera si è manifestata in me; espirando sorrido alla mia collera”: non è un atto di repressione o di lotta, è un atto di riconoscimento: una volta riconosciuta la nostra collera, la abbracciamo con molta consapevolezza e tenerezza. La nostra collera è noi, e lo è anche la nostra compassione. Meditare non significa combattere, la meditazione dovrebbe essere la pratica dell’abbraccio e della trasformazione, non della lotta.
L’energia della presenza mentale contiene in sé l’energia della concentrazione e anche quella della visione profonda. La concentrazione aiuta a focalizzarsi su un unico oggetto, potenziando la forza dell’introspezione: l’incremento di forza la mette in grado di generare quell’improvvisa intuizione che è la visione profonda. La visione profonda ha sempre il potere di liberarti.
Se hai in te la presenza mentale e sai come mantenerla viva, avrai anche la concentrazione. Se hai in te la concentrazione e sai come mantenerla viva, arriverà anche la visione profonda. La presenza, dunque, riconosce, abbraccia e dà sollievo: la visione profonda ci aiuta osservare a fondo per raggiungere l’introspezione.
La visione profonda è un fattore di liberazione: è ciò che ci libera e consente che avvenga una trasformazione.
Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Spegni il fuoco della rabbia” di Thich Nhat Hanh.
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