✨ Accompagnare una persona amata che intraprende il percorso di ritorno a Casa, non ha regole, né ricette.
È un viaggio iniziatico, dal quale usciamo solo più arricchiti e più vicini a noi stessi.
L’ascolto del cuore ci condurrà a compiere gesti guidati dall’anima. Per poter accompagnare al meglio un morente o un defunto, dobbiamo affrontare anche noi un processo di innalzamento.
I momenti che seguono la morte fisica sono i più delicati e importanti. Il processo ha inizio, ma vi sono ancora scambi con la materia.
Il corpo è al cospetto dei familiari che devono fare delle scelte, occuparsi dell’organizzazione dei funerali…
L’anima nel frattempo inizia ad innalzarsi, ma è ancora legata, in base alla sua evoluzione, al corpo fisico. Per questo il momento è delicato, poiché fisico e sottile si influenzano.
Questa è la fase in cui la memoria terrestre viene trasferita, attraverso la corda d’argento, nei piani più alti, alla memoria astrale. Finché questo legame non è totalmente dissolto, l’anima viene toccata da ciò che accade ancora intorno all’involucro fisico appena lasciato.
Questo processo richiede in media tre giorni.
Per le anime che già in vita avevano iniziato a distaccarsi dalla materialità, molto probabilmente il trasferimento di “file” avverrà più velocemente.
Dal momento che la corda si spezza, la persona fuori dal corpo ha bisogno di tutti quei giorni, non soltanto per il processo appena esposto, ma anche per abituarsi all’idea di dover abbandonare tutto ciò che conosce, tutto ciò che ha costruito, le persone incontrate, la casa, gli amori, tutto.
Chi se ne va improvvisamente, a maggior ragione, avrà bisogno di quei giorni per integrare la sua morte e la sua nuova vita. Morire non è solo lasciare un corpo, coinvolge tutte le sfere della nostra persona, dobbiamo abbandonare ogni legame con la Terra.
Non sorprendetevi se in questo primo periodo sentirete molto la persona amata. Finché il guanto eterico non si sarà liberato della propria energia vitale, è normale avvertirla quasi come prima.
Di fatto, al momento dell’uscita dal corpo fisico, non siamo molto diversi. L’eterico, essendo uno dei corpi sottili più vicino alla Terra, fra questi è il più denso.
Potremmo percepire così la presenza fisica della persona amata che ci tocca, ci accarezza. Alcuni ne avvertono proprio la sagoma seduta vicino a loro, ai piedi del letto o sul divano.
Questo fenomeno, se vissuto nel primo periodo che segue la morte fisica, non è da considerarsi un’erranza da parte dell’anima. Non bisogna allarmarsi e cercare di guidare l’anima verso la Luce, c’è un tempo per tutto e il passaggio della morte non può essere vissuto con fretta.
L’intenzione di inviare Luce è positiva e in linea con l’aiuto che possiamo offrire. È il QUANDO l’importante.
Ancora una volta è tutta una questione di ritmi e di tempo. La persona è appena uscita dal corpo, ma strettamente in connessione con esso, ha bisogno di percepirci, di vederci, di toccarci.
Si sente sola in una dimensione a lei completamente nuova. In questi primi momenti è ancora presto invitarla a passare oltre, poiché ha necessità delle persone e dei luoghi a lei familiari, ha l’esigenza di assistere alla conclusione della sua vita, attraverso i riti funebri.
Può vivere le nostre buone intenzioni di accompagnarla verso l’alto, come un essere allontanata. Consiglierei di aspettare qualche giorno prima di intraprendere l’aiuto con azioni sottili ed energetiche. Bisogna rispettare la sua esigenza di rimanere ancora un po’ con noi.
Nei primi tre giorni sarebbe meglio toccare il meno possibile il corpo del defunto. Vista la connessione che ha ancora con l’anima, l’essere troppo scosso potrebbe interferire con il processo.
L’autopsia, la cremazione o l’imbalsamazione fanno parte di possibili perturbazioni. E’ quindi importante evitare di toccarlo, se si può, poiché l’anima si sentirebbe richiamata nella dimensione fisica. Se non si può evitare il turbamento, starà a noi vegliare affinché sia il più breve possibile.
Resta comunque il fatto che ciò che di più va a sfiorare l’anima sono le nostre attenzioni amorevoli, il nostro amore, le nostre preghiere. Se non riusciamo a creare, viste le normative attuali, l’ambiente fisico che vorremmo, non sottovalutiamo l’impatto delle nostre azioni sottili.
Per l’anima, ciò che più conta, è l’energia che si crea intorno a lei, uno spazio di amore e pace avrà la meglio sugli eventi fisici avversi.
Se è possibile, un ambiente silenzioso e accogliente sarà l’ideale. Le percezioni dei defunti ora sono infatti molto amplificate.
Le maschere, i filtri, i veli dell’ego, iniziano a dissolversi. La persona comincia a essere più vera, autentica, più vicina all’essenziale e meno al superfluo. La dolcezza e la delicatezza sono importantissime.
Purtroppo, al giorno d’oggi, ogni cosa si deve compiere velocemente, ma sono convinta che possiamo, con fermezza, chiedere che le nostre volontà siano rispettate.
Il fatto che sia meglio non toccare il corpo senza vita non significa che non possiamo compiere il rito del lavacro. È un rituale importante, è un battesimo, un’iniziazione per la nuova vita.
In antiche tradizioni il corpo veniva lavato, non tanto per un’utilità fisica, quanto per ripulirlo da eventuali scorie eteriche, lasciate da pensieri ed emozioni difficili.
E’ un ultimo saluto nel quale ringraziamo il servizio che il corpo ha offerto all’anima, lo celebriamo per il suo supporto. Con un panno, possibilmente bianco, e una bacinella faremo scorrere l’acqua in un gesto di preghiera e gratitudine.
Anche l’unzione del corpo è un gesto di accompagnamento. L’Olio di Passaggio e l’olio di mirra, creano un campo energetico intorno al corpo che lo avvolge, lo protegge e allontana le energie più basse. Questi oli edificano come un nido intorno alla persona, un vero balsamo per l’anima, nel quale essa può rigenerarsi e ritrovarsi.
Durante l’ultimo espiro e nell’ora successiva alla morte, l’anima necessita di molta calma e silenzio. Se la partenza avviene a casa, non precipitiamoci a chiamare subito tutti i famigliari e le pompe funebri. Lasciamo il tempo all’anima di rinascere alla nuova realtà.
Possiamo sempre accompagnare l’anima con candele, incensi o preghiere. Non è necessario ripetere ciò che una religione ha trasmesso, se ciò non corrisponde al credo del defunto.
La preghiera può sgorgare da noi con parole o come un flusso che dal nostro cuore raggiunge il cuore di chi ci ha appena lasciato.
Dopo che le persone più vicine avranno avuto il tempo di offrire al defunto questo spazio sacro, si potrà proseguire con le convenzioni contemporanee.
Da non sottovalutare l’importanza dell’abito. Nella morte ci spogliamo dei nostri vecchi indumenti per traghettare in universi dove indosseremo veste nuove. Sono consigliati capi neutri, senza identificazione.
Nel vecchio vestito, l’anima potrebbe nuovamente risvegliare ricordi e sensazioni che la riportano alla sua vita terrena.
Anche se questo può sconvolgere, un corpo nudo avvolto in vesti bianche o anche in un semplice telo di lino o di cotone, contribuirà ad abbandonare il passato e innalzare verso un nuovo passo.
Non dimentichiamo che siamo al cospetto del Sacro. Quando una persona si innalza il Cielo schiude delle Porte. La Terra si muove in un movimento d’apertura, vi è un reale incontro, un bacio tra materia e Spirito, del quale non soltanto l’anima si gioverà, ma anche tutte le persone presenti.
Il momento del trapasso è pura magia, seppur accompagnato da tanto dolore; quei primi istanti dopo il trapasso sono preziosi e devono essere protetti come tutto ciò che è Sacro.
Siamo responsabili in prima persona della società attuale, perché ci pieghiamo a lei di continuo. I riti, in particolare quelli che sanciscono le tappe dell’anima, sono ciò che connettono l’uomo al suo essere spirituale. Non sono processi inutili o puramente formali. I gesti dediti al Sacro creano ponti tra il visibile e l’invisibile, tra la nostra natura terrena e la nostra natura spirituale. Vanno protetti!
E’ nostro dovere fare il possibile affinché la persona in quei giorni viva in un clima amorevole di serenità e pace. Il fatto che il corpo non respiri più non vuol dire che sia tutto finito.
L’accompagnare anche in quel primo periodo, nei giorni e nelle settimane successive la persona in viaggio, è il compito di coloro che restano.
E’ importante far sentire al trapassato che accanto ha comunque la famiglia, raccontare episodi della sua vita, ridere pacatamente di alcuni eventi, alleggerisce la sua partenza.
Se dobbiamo farci perdonare qualcosa, in quei tre giorni è il momento appropriato.
Abbiate fiducia in voi e soprattutto nei gesti che vengono dettati dal cuore, perché quell’amore arriva.
Nell’Aldilà l’amore ha una sua consistenza, come un miele dorato.
Quindi ogni cosa che faremo, che penseremo e che diremo a quella persona con amorevolezza, sarà un’energia che la aiuterà ad elevarsi.
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Continua: Lasciare il corpo fisico – i primi momenti
Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Quando il Soffio si rivela” di Chantal Dejean.
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Grazie grazie grazie 🙏🏻
Di grande Luce. Ti ringrazio tantissimo