✨ La vita di Gesù dagli Annali dell’Akasha… la memoria del pianeta.
✨ “Verreste con me fino al Monte degli Ulivi?”
La notte era già ben radicata in cielo quando oltrepassammo le acque tumultuose del Cedron per avvicinarci al “nostro” frantoio e ai suoi ulivi.
Quella notte, il vecchio frantoio del Getsemani raccolse ben poco il suono delle nostre voci: non era il momento di raccontare né di insegnare, quanto piuttosto di esplorarsi dal di dentro, lasciandosi andare alle preghiere del cuore, quelle più vere perché dettate dall’istante.
Non ebbi bisogno di suggerirlo, perché, dopo quello che avevo detto negli ultimi due o tre giorni, la cosa era implicita.
Avevo intenzione di andare a pregare un po’ distante dagli altri. Sebbene fossi colmo del senso di Eternità, avevo il cuore pesante. Di certo esso riconosceva l’avvicinarsi dei momenti che portava scritti dentro già da tempo.
Intuitivamente, già sapevo ciò che Judas (Giuda) si apprestava a fare: non per tradire, non per distruggere qualcosa, ma perché voleva ad ogni costo un incontro… non voleva un confronto, sperava in un incontro vero con le autorità romane.
Era convinto che se avessi partecipato al livello più alto al comando della Giudea, e magari ad altro ancora, quella sarebbe stata una garanzia di pace perché avrebbe soddisfatto buona parte del popolo e anche gli insorti zeloti.
Da quel momento in poi, compresi davvero, intensamente, che cosa poteva comportare la mia richiesta di rimanere uomo anche nella profondità della mia unione con il Divino, con tutte le mie fragilità. Ormai si era spalancato davanti l’abisso della certezza della sofferenza del corpo e dell’anima.
Ricordo che mi sdraiai con il volto contro la terra, fermamente aggrappato a una delle radici più grosse dell’ulivo, come a chiederle di fungere da àncora, già che mi sentivo sballottato dalle acque agitate di un oceano incerto. Avevo mai conosciuto uno stato simile? Mi guardai dall’alto del diamante del mio essere, e riconobbi che no, non era mai accaduto prima.
No, non c’erano esitazioni… al loro posto semmai una lucidità stupefacente, pensieri mi squarciavano e mi illuminavano allo stesso tempo.
Da tanto tempo mi ero ormai fuso con l’incarico che mi era stato affidato, e avevo finito per rivolgere i miei interrogativi solo alla Presenza che viveva in ogni mio gesto.
Allora pregai, pregai… lasciai affiorare immagini della mia vita senza ordine apparente, come elementi di un mosaico ormai vecchio.
In una bruma luminosa, mi apparve il volto di Giuda con i capelli scarmigliati. Potevo leggere in lui, decifrare i movimenti delle labbra e il senso delle parole che, con fatica, andava cercando. Giuda, lì dove si era recato, era confuso.
Allora una Forza mi spinse a mormorare all’orecchio della sua anima: “Perché esiti ancora fratello? A che varrebbe la mia vita, senza il tuo gesto?…”
Tutto qui. Sentii di nuovo la radice dell’ulivo sotto le mani, mi alzai con un sussulto; ora sapevo che cosa sarebbe accaduto e fino a quale estremo potevano spingersi le cose.
Prima o poi sarebbero arrivate le guardie, ne ero certo. Di nuovo mi rifugiai nella preghiera, e ripetei molte volte questa domanda: “Cosa ti aspetti da me, Padre? Fino a che punto vuoi che io offra me stesso? Dammi la forza di non piegarmi…”
Ma era come se mi ascoltassi dal di fuori, come se il Vivente che scorreva in me raccogliesse le mie parole con l’orecchio di un maestro pronto a correggere il discepolo.
“Perché dici “dammi la forza”? Sta a te suscitarla. La forza di essere non è qualcosa che si chiede, ma che va tessuta dal di dentro. Non combattere, limitati solo ad alzarti! Quello che ti do è il mio Amore e, in verità, è tutto ciò di cui hai bisogno…”
Non so quanto tempo passai in quello stato, ma mi sembrò interminabile.
È stato detto che chi quella sera mi aveva seguito al vecchio frantoio si era addormentato mentre pregavo: non è esatto.
Marcus addirittura a un certo punto venne da me per offrirmi il suo mantello.
No, chi era venuto con me rimase vigile, perché preoccupato per la situazione quanto per il senso profondo delle mie ultime parole. Il loro cosiddetto “sonno” illustra semplicemente la fragile volontà che spesso hanno i discepoli della Vita mentre aspirano al Risveglio.
Ad un certo punto, come se la notte volesse diventare più fonda, la luna si velò.
Udii un rumore di passi e un clangore metallico; mi avvicinai alla fonte di quel rumore, fra gli ulivi e le rocce: “Dov’è il vostro maestro?”, sentii provenire da più in basso, in mezzo al fogliame.
Erano Romani, certamente soldati. Parlavano con Pietro, Giovanni e gli altri, le cui risposte erano appena udibili.
“Lasciateli in pace, eccomi qui“. Con passo misurato mi diressi verso tutte queste persone, poco visibili sotto gli ulivi.
“Se tu sei Jeshua, Allora seguici. Ordine di Tiberio!”
Non c’era un’ombra di umanità nella voce del soldato con l’elmo in testa che aveva dato quell’ordine. Con un gesto brusco, fece segno a due dei suoi di avvicinarsi a me. Malgrado la notte fosse scura, vidi che uno dei due teneva in mano un aggeggio metallico e una corta catena.
Pietro allora si mise a urlare, precipitandosi verso i soldati: “Non toccate il Maestro! Lasciatelo stare!” Ma Pietro non si limitò a gridare: urtò gli uomini che venivano verso di me, subito imitato da Andrea e Bartolomeo. Fu lì che notai una o due lame fuori dai foderi. (…)
Stavo per seguire i soldati spontaneamente, quando uno di loro mi afferrò i polsi e li serrò velocemente con la catena, chiudendola con il piccolo dispositivo che avevo visto prima.
“Cammina! Su, cammina!”, mi gridò il Romano con l’elmo. Questo, però, non mi convinse a muovermi: volevo far capire a tutti che se seguivo i soldati era per mia volontà, già che la Materia di questo mondo accettava di rispondere alle scelte della mia anima.
Allora, sempre immobile, guardai le mie due mani unite, e decisi che erano perfettamente libere. Lo decisi nel modo più semplice del mondo, senza cercare di dimostrare alcunché, ma perché vedevo qualcosa di illogico e di anomalo nel fatto che un pezzo di metallo mi imponesse in quel momento il proprio rigore.
E giacché in ogni cosa esistente vi è un’intelligenza, anche quando è sepolta nel sonno più insondabile, la catena mi scivolò dai polsi all’istante, come se qualche anello si fosse liquefatto. Cadde a terra con un eloquente rumore…
Il soldato che me l’aveva messa venne immediatamente rimproverato, e ne fu nominato un altro per rimettermela, ma invano: ogni volta, la catena si sottraeva al suo compito e scivolava a terra.
Levi e Pietro non poterono fare a meno di ridere di scherno nei confronti delle guardie… In quel momento un rumore di passi precipitosi mi indusse a sondare l’oscurità appena dietro di me. Subito si sentii un altro grido: “No! No! Non erano questi i patti! No!”
Era Giuda, appena arrivato: sembrava sinceramente inorridito davanti a ciò che vedeva e capiva.
“Giuda!”, gridò Pietro, cercando visibilmente le parole per insultarlo. E ci fu un’altra zuffa in cui, capeggiati da Andrea e Bartolomeo, tutti si precipitarono su Giuda. Durò pochissimo: vidi tutti i Romani sguainare la spada e Giuda fuggire a gambe levate, mentre gli altri si disperdevano nel buio.
Si sappia dunque che il famoso bacio che Giuda mi avrebbe dato per identificarmi davanti ai soldati, non è mai esistito; così come non sono mai esistite le monete che avrebbe ricevuto in cambio di informazioni: tutto questo è invenzione di uno scriba che voleva cristallizzare nel tempo l’immagine di Giuda come quella di un perfetto traditore, cosa che in realtà egli non fu mai.
Lasciando l’uliveto dei Getsemani, sapevo che non ci sarei mai più ritornato. Allora ne respirai l’aria per l’ultima volta, come per portare con me un po’ del suo cuore, e nutrire il mio di quel profumo.
Continua: Gesù – davanti al Sinedrio
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Gratitudine 💖💖💖
Caspita che testo meraviglioso!! Grazie di cuore