✨ La vita di Gesù dagli Annali dell’Akasha… la memoria del pianeta.
La mia veste bianca e la mia lunga capigliatura non passarono a lungo inosservate, quel mattino, mentre attraversavo un mercato di Gerusalemme.
Bastò che per un attimo mi chinassi su un piccolo recipiente di benzoino fra gli effluvi dell’incenso, perché gli sguardi si fissassero su di me: “Non sarai quello che chiamano Gesù, è vero che hai tanti uomini con te e che sono venuti a liberarci?”
Queste domande, da sole, mostravano quale confusione regnasse nella mente della gente circa la mia persona.
“Sì e no, fratello… Il mio nome è Gesù… però no, non ho con me uomini armati. Su questo, ti hanno ingannato“.
“Allora, perché sei venuto? Se uno vuole ascoltare parole, basta che vada in sinagoga. Siamo stufi, capisci?”
“È per via di tua figlia che mi dici questo, non è vero?“
L’uomo si tolse nervosamente il velo del capo, e cambiò bruscamente tono: “Conosci mia figlia? Come fai a sapere che le è accaduto qualcosa?”
“Tu non te ne rendi conto, ma qualsiasi parola tu dica, è di questo che parli. Tu la porti e la sostieni nella tua voce, dal momento che non sta in piedi da sola… dimmi, dov’è?“
Il mercante, dietro al banco, era rimasto a bocca aperta. Si erano assembrate intorno a noi già una decina di persone: gente semplice, con la cesta delle verdure sulla testa o un pezzo di carne avviluppata nelle foglie.
“Vieni, Maestro – finì per sussurrarmi – mia figlia è lassù, a casa mia”.
Salii dunque, dietro di lui, al piano in cui viveva. Era una stanzetta minuscola, deprimente, in cui erano impilati sacchi di erbe profumate. Ma stranamente, l’odore non era buono.
Le anime sofferenti o malate a volte emanano odori indefinibili che ne tradiscono lo stato. L’odore, il profumo, l’essenza, sono testimoni del corpo, dell’anima e dello Spirito;
Non hanno a che vedere, tuttavia, con la maschera più o meno gradevole che ci viene prestata dalla Vita. Dunque, non erano mai i volti in sé o i corpi a parlarmi per primi, bensì gli effluvi di qualsiasi natura che si nascondevano dietro di essi e venivano a completarne lo sguardo.
La figlia del mercante era una giovane adolescente. La trovai con la schiena appoggiata contro il muro, semisdraiata su una sorta di pagliericcio in fondo alla stanza, e quasi nascosta dietro un mucchio di ceste. Stava rappezzando una tunica.
“Dimmi il tuo nome… il tuo nome vero…“
Suo padre non aveva quasi avuto il tempo di presentarmi, che già rivolgevo questa domanda alla ragazza; mi osservò stupita, come se avesse visto un’apparizione. Oltre che di salute cagionevole, doveva essere una persona timorosa per natura.
“Il mio nome? – disse, infine– Leah…”
“Sì, questo lo conosco: intendo il tuo nome vero, quello che nascondi nel cuore, e che vorresti davvero portare“.
“Non lo conosco… oppure me lo sono dimenticato”.
“Perché le chiedi questo, Maestro? Sono stato io a dargli questo nome. Che cosa vuoi da lei? Mia figlia è così fin dalla nascita; ha le gambe deformi, e non può camminare. Dunque, ripara vecchi abiti. Bisogna ben che faccia qualcosa!”
Non potei rispondere al mercante di incenso… già la mia coscienza, infatti, stava avvolgendo quella della giovane adolescente, che continuava a guardarmi con i suoi occhioni scuri e spaventati.
Percepii in lei un punto bianco, come una finestra aperta sul suo cielo interiore. Fu lì che scrutai, mentre suo padre continuava a commentare la situazione: la morte prematura della moglie, l’impossibilità che questa aveva avuto di dargli un figlio maschio, la precarietà della sua piccola bottega…
Sì, sfruttai per un istante il cielo interiore di colei che mai aveva voluto chiamarsi Leah, e che aveva talmente respinto quel nome da bloccare una parte del suo corpo pur di voltare le spalle alla vita. E lo trovai, il nome della sua anima, il suo nome essenziale…
Allora le presi la mano, e le sussurrai all’orecchio: “Io lo conosco il tuo vero nome, quello che d’ora in poi porterai. D’ora in poi sarai Yael, e con la musica di questo nome nelle orecchie, ti assicuro che ben presto potrai saltare come una capra selvatica in mezzo alle montagne“.
(Yael in ebraico significa infatti “capra in libertà”, mentre Leah può essere tradotto con “persona delicata, fragile”)
Poi, animato da una grande potenza, le presi il capo fra le mani, e soffiai fra i suoi occhi affinché la finestra di luce che avevo scovato in lei non si chiudesse mai più.
“Yael? -disse improvvisamente la ragazza – Yael?”
E senza neppure concederle il tempo di riflettere, le ordinai di alzarsi, intanto che anch’io mi alzavo, tirandola verso l’alto per le mani.
“Yael?” esclamò ancora, con voce forte…
Ma ormai era fatta: Yael era in piedi davanti a me, che continuavo a sostenerla di fronte a suo padre, il quale aveva improvvisamente fatto un passo indietro. Le chiesi di muovere qualche passo, poi la lasciai andare.
Sotto la veste azzurra si potevano intuire le gambe, certo ancora fragili, ma quasi dritte. Mi ricordava un piccolo trampoliere appena uscito dall’uovo, che si avventura a fare i primi passi nella vita…
La contemplai: era nata una seconda volta.
Allora, lentamente si avvicinò al padre, stupefatto e muto, e con tenerezza si gettò piangendo fra le sue braccia.
Li lasciai così, tutti e due. Yael stava ritrovando se stessa, riconciliandosi con la propria vita. Sapevo che era guarita, che le memorie del corpo si sarebbero dissolte, e i muscoli delle gambe finalmente si sarebbero gonfiati di forza.
Silenziosamente lasciai dunque la stanza scendendo la stretta scala di legno appena abbozzata, e mi ritrovai di fronte alla folla che, giù in strada, aveva deciso di aspettare il seguito degli eventi.
Secondo la mia abitudine desideravo andarmene e ringraziare Dio in fondo al mio cuore, in un luogo discreto e silenzioso. Dissi dunque una sola cosa a chi era lì in attesa: “Andate su da loro, e capirete…“
La notizia della guarigione della “figlia del mercante di incenso” fece il giro di Gerusalemme quello stesso giorno.
Accompagnato da tutti coloro che mi avevano seguito da Bethsaida e Caphernaum, dunque parlai in tutte le piazze di Gerusalemme, ravvivai il ricordo che già vi avevo lasciato, in tutta la sua purezza, e guarii, quanto mi fu possibile, le mille sofferenze di coloro che venivano a me con un cuore sincero…
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Testo tratto da: “Il Libro segreto di Gesù. vol 2 -il tempo del compimento” di Daniel Meurois. Puoi trovarlo on-line qui, una libreria online etica ed italiana. (Evita di comprare su Amazon)
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Maestro Gesù Grazie Grazie Grazie
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Ciao Este, mi ha commosso tanto questo scritto
Grazie Signore Gesù!🔥
Grazie Grazie Grazie🙏🏻✨❤✨
Un grande abbraccio colmo di gratitudine Este✨💛✨☀️