✨ Ci sarebbe così tanto da dire sulle nostre bellissime, potenti EMOZIONI, con le loro innumerevoli sfaccettature, frequenze e varietà e sulle preziose informazioni e la guida che le emozioni ci possono offrire…

ma oggi, in questo articolo, ci focalizzeremo nell’espressione delle emozioni che avvengono attraverso il PIANTO.

Il pianto nella nostra società non è ben compreso. Quante volte avrete assistito a scene in cui quando una persona piange, coloro che si trovano vicino a lei spesso cercano di confortarla dicendo: “Dai, non piangere. Fatti forza!“.

Oppure nell’estremo ancora più dannoso, quando ad esempio un bambino piange e gli si intima di smettere o ci saranno delle punizioni fisiche.

Pensate alla credenza popolare che promuove il non piangere come una dimostrazione di forza, in particolare per gli uomini.

Completamente differente è l’approccio nelle culture Sciamaniche o in altri luoghi della Terra in cui si è ancora in contatto con le emozioni, senza provarne paura.

In quelle realtà, quando una persona inizia a piangere le parole che riceve sono: “Piangi, piangi tutte le tue lacrime!“.

Le emozioni sono energia e l’energia vuole muoversi.
Per questo le lacrime possono avere un effetto veramente liberatorio.

L’obiettivo nel portare in equilibrio le emozioni non è quello di privarci di loro e diventare insensibili. L’obiettivo è quello di essere coerenti con ciò che accade nella situazione PRESENTE; affinché possiamo rispondere in base a ciò che sta accadendo con più autenticità, senza bisogno di trascinarci dietro un bagaglio di eventi non elaborati o non espressi del nostro passato.

Le emozioni soppresse possono portarci a malattia, esaurimento e insensibilità (proprio le cose che cerchiamo di evitare).

Quando sentiamo un’emozione che emerge, il cervello immediatamente proverà a identificarne la causa. Questo è un meccanismo di sicurezza, e a volte è utile. Ma spesso diventa il mezzo per sopprimere l’espressione di un’emozione o distrarci dall’essere presenti con ciò che stiamo sentendo.

O, ancora peggio, per portarci in uno stato di biasimo e impotenza riguardo alle nostre esperienze e dando la colpa all’esterno: “Chi o cosa ha causato questa questa emozione dentro di me?”

In altre parole, se permettiamo al cervello di creare una storia del perché questa emozione sta accadendo, rischiamo sia di distrarci, sia di sopprimere il movimento dell’emozione o di alimentare quell’emozione facendola lievitare ma non muovere.

Alimentare la tristezza con il pensiero non è benefico.

Quando sentiamo dentro di noi il desiderio di piangere, dobbiamo pensare che c’è energia che ha bisogno di muoversi, energia che è rimasta bloccata e non sta scorrendo.

Certo, possiamo dare una motivazione a questa voglia di piangere, magari attribuendola a un accumulo di stress o a qualche cosa che è successa, ma questa analisi spesso non è utile, perché ci porta fuori dal corpo, spostandoci nella testa.

Dobbiamo semplicemente permettere alle lacrime di muovere l’energia, senza bisogno di etichettarle come stress, delusione, tristezza o dolore… permettiamoci semplicemente di piangere.

Qualche consiglio:

Ecco qualche punto che vi può essere utile per utilizzare al meglio la potente valvola del pianto.

Questi suggerimenti vi permetteranno di rilasciare l’energia abbastanza velocemente, così che non dobbiate piangere per ore o trascinarvi in quello stato per troppo tempo. Vi basterà magari solo un minuto o due, e terminerete sentendovi molto più leggeri e sollevati.

Consigli:

1) Non lasciare che la mente si distragga: cerca di portare la mente insieme al corpo e di sentire la sensazione di ciò che sta accadendo e NON il motivo per cui sta accadendo. Evita di raccontarti storie o di ricamare con la mente su quell’emozione e prova semplicemente a sentirla e ad esprimerla senza etichettarla.

2) Non diventare quell’emozione, semplicemente sii consapevole di ciò che c’é: invece di dire “Sono triste”, puoi dire “Sono consapevole che c’è tristezza in me”.
Prova a non usare nessuna delle etichette che definiscono le emozioni e prova invece a dire “Sono consapevole delle lacrime che vogliono uscire”.
Lascia che l’emozione sia una guida alla consapevolezza invece di identificarti con lei e afferrarti a lei.

3) Non piangere in silenzio: spesso quando una persona piange si può notare quanto si sforzi di chiudere la gola per evitare di produrre suoni. E’ come se il pianto venisse soffocato… questo è molto dannoso, anche per la tiroide. Sentiti libero di lasciare che la tua voce ti aiuti ad esprimere ciò che stai sentendo con dei suoni spontanei (non con le parole che invece creano storie e ti portano fuori dal sentire).

4) Utilizza stimoli esterni: se senti che ci sono lacrime che vorrebbero uscire ma sono bloccate e fanno fatica ad emergere, puoi utilizzare dei mezzi che ti aiutino a stimolare il pianto (eviterai così di cercare una lite o di coinvolgere altre persone che si trovano sventuratamente nei tuoi paraggi). Potrebbe essere un film, una musica, un libro, un poema… permettiti di utilizzarlo come “ponte” per raggiungere la diga delle tue lacrime e lasciarla spalancare.

Quando le porte delle lacrime sono aperte potrai sperimentare un grosso alleggerimento. Sii PRESENTE nel pianto, pienamente consapevole di ciò che sta accadendo a livello energetico nel tuo corpo. Piangi a voce alta e dopo ti sentirai molto, molto meglio.

Quando senti che ci sono lacrime non trattenerle più. Insegnalo anche ai bambini.
Sii presente e permettiti di far muovere l’energia, se la mente non interviene raccontando storie ti basteranno solo un paio di minuti.

Piangi, se questo è ciò di cui hai bisogno in quel momento.

Testo tradotto e rielaborato da Este (laportadellaluce.it) da un messaggio di Karen e Girez, the voice of Light

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