🎗️ Pensieri ne abbiamo tutti quanti, in ogni istante della nostra vita. Alcuni di essi si dissolveranno così come sono venuti, dopo aver scatenato sulla nostra testa una passeggera burrasca distruttiva, o un alito lieve.
Altri invece sono ripetitivi, vengono emessi con forza e quindi diventano forme-pensiero attive, incollate ai nostri passi fino al giorno in cui, finalmente, accadrà un evento per cui presteremo loro attenzione e decideremo di guardarle in faccia.
Proprio come tutti siamo circondati dall’aria che respiriamo, le forme-pensiero se ne vanno in giro intorno a noi o si aggrappano a noi a seconda dell’energia che abbiamo emesso per crearle.
Moltissime sono le forme-pensiero che gravitano, danzano, ristagnano intorno a noi, paralizzando le nostre scelte, attivando le nostra collera e la nostra impulsività, rinforzando le nostre paure.
Le forme pensiero nocive per noi e l’ambiente circostante seguono due modalità:
1. Finiscono per generare una malattia fisica
2. Oppure ci trascinano in comportamenti che alcuni chiamano devianti o nocivi per noi, oltre che per il nostro prossimo.
Quando vogliamo guarire può bastare un secondo, ma per arrivare a tanto e prendere questa decisione con tutto il cuore, quanto tempo ci vorrà? Quanto tempo, per dire: “Voglio guarire e accetto quello che permetterà la guarigione?”
Possiamo prenderci cura di noi stessi, curarci, partecipare a dei seminari e nutrire la mente per un bel pezzo, e poi, un giorno, ecco che siamo guariti, senza sapere precisamente In quale momento esatto è avvenuta questa guarigione.
La guarigione non dipende da alcun elemento esterno; si situa dentro di noi perché noi siamo i guaritori delle nostre ferite.
Le sei tappe per la guarigione sono:
1- L’accettazione
Per riconoscere quali forme-pensiero ci ingombrano e rallentano il nostro cammino, è indispensabile un atto di autentica umiltà. È quest’atto che ci permetterà, finalmente, di accettare quello che siamo, di accettare la nostra vita così com’è, senza orgoglio e senza paura.
Quando facciamo il gesto Sacro di toglierci le maschere dietro alle quali pensavamo di proteggerci, compiamo un atto di coraggio e un atto d’amore. È questo amore che può smuovere le montagne, e rendere possibile ogni cosa.
2- Prestare attenzione alla nostra ferita (è tanto più facile non vedere)
Quando viviamo eventi traumatici e non siamo in grado di accettarli, li releghiamo in una parte di noi in cui rimangono in prigione, e a poco a poco li dimentichiamo, credendo talvolta, di averli risolti. Fintanto che rifiutiamo l’esistenza di una forma-pensiero, questa resta insieme a noi, a segnalarci la sua presenza, e che cosa dobbiamo capire. È urgente, oggi, prestare attenzione alle nostre ferite; per poterle cicatrizzare, e poter finalmente volgere i nostri occhi ad altre realtà.
3- Lasciare la presa.
L’opporre resistenza è, per quasi tutti noi, uno stato d’animo che conserviamo e alimentiamo con grande cura. Per mezzo della mente ordinaria, l’ego trae i mezzi di sussistenza dai nostri conflitti, dalle esitazioni, dalla paura di perdere, e in definitiva, dalla nostra paura di morire.
Il fatto di lasciare la presa è il più grande nemico della mente ordinaria. La paura di morire genera immancabilmente la paura di vivere, solo colui che sa morire rispetto a se stesso troverà la Vita.
4- Noi NON siamo le nostre forme-pensiero (osservarle per trasformarle)
Quando finalmente riusciamo a portare alla luce una forma-pensiero, poco importa il modo in cui la cosa avviene: un incontro che farà riemergere eventi dolorosi, una lettura, un film, un nuovo dramma della nostra vita, possono tutti essere fattori di guarigione.
La Vita e tutto quanto ci propone è precisamente ciò di cui abbiamo bisogno per guarire, e per dirigerci finalmente verso di noi. Più lottiamo contro una forma-pensiero e più la rinforziamo.
Occorre prima di tutto accettare di vedere quello che non va in noi, e smettere di addossare la causa ad eventi o persone esterni. Riconoscere che è la nostra forma-pensiero che ci fa reagire, e che la modalità in cui noi reagiamo è sempre la stessa quando qualcuno va a risvegliare una nostra ferita. Non dobbiamo fare l’errore di identificarci con l’energia dolore della forma-pensiero.
5- La Fiducia
Ci viene chiesto un atto che fiducia, non da qualcuno di esterno ma da quella parte di noi che sa che tutto è “giusto”. Lottare significa pretendere che una situazione o una persona sia come noi vorremmo che fosse; dal momento in cui noi non pretendiamo più nulla, né da un evento né da una persona, avviene un “miracolo” che fa parte delle grandi leggi universali.
Nell’istante in cui non ci si preoccupa più del ‘come’, la Vita si incaricherà di attirare verso di noi ciò di cui avremo bisogno.
‘Fiducia’ significa sapere che dentro di noi, nelle nostre stesse cellule, c’è il Tutto, e che questo Tutto contiene il Divino. Quale che sia il nome che vogliamo dargli, è a questa parte di noi che bisogna fare appello, per uscire dal cosiddetto vicolo cieco.
6- Tagliare i viveri
Una forma pensiero, una volta generata, ha bisogno di nutrirsi ed è in grado di attrarre a sé incontri, situazioni che le consentiranno di alimentarsi: siamo tutti in grado di notare che, nella nostra esistenza, uno stesso tipo di problema ritorna con la regolarità di un metronomo; quel “problema” può ripresentarsi sotto aspetti diversi, ma alla fine mette sempre il dito sulla stessa piaga.
Quando scopriamo quale meccanismo è in funzione dentro di noi, diventa più facile non alimentarlo più.
Da osservatori attenti, senza giudicare la situazione o giudicarci, percepiremo che cosa attiriamo a noi, e poi ci concederemo quello che avremmo voluto che fossero gli altri a darci.
Tutto può essere guarito e questa vita ci offre precisamente il dono supremo di poter evacuare le vecchie scorie che ci appesantiscono, rallentando noi e il pianeta Terra.
Prendersi ogni giorno il tempo per meditare o pregare qualche minuto, significa offrire alla nostra Anima il cibo di cui ha bisogno. Significa tener conto delle varie parti di cui siamo composti e alle quali, spesso, lasciamo ben poco spazio.
Tornare ad essere Sè per qualche istante, è il dono che ciascuno di noi può e deve offrire a se stesso per uscire dal circolo vizioso dei pensieri.
Quando fermiamo il mondo ed entriamo dentro noi stessi siamo realmente Presenti.
Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Forme-Pensiero 2, trasformarle e guarirle” di Anne Givaudan.
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