Le 4 Regole d’Oro che conducono allo stato di ADVAITA… la condizione di risveglio individuale che attende tutti noi.

✨ Lungo il nostro cammino di trasformazione possiamo avvalerci di 4 Regole d’Oro:

Prima Regola:

✨ Per cominciare, abbandonate l’idea molto diffusa che per avanzare verso lo Spirito sia necessario esperire e padroneggiare fenomeni come la chiarudienza, la proiezione del corpo astrale, la lettura degli Annali dell’Akasha, e la lettura dell’aura.

Queste capacità sono un “di più” e fioriscono per scopi precisi, quando si è compiuto un certo lavoro su se stessi e se sono utili agli scopi prefissi dall’anima.

Il fatto di non averle non significa affatto che il lavoro interiore non sia stato eseguito, o non sia in corso. Si possono trascorrere vite intere senza sperimentare niente di eccezionale, vite poco appariscenti, in cui si continua comunque a realizzare, in sé, una metamorfosi straordinaria.

Seconda Regola:

✨ In secondo luogo, sempre partendo dallo stesso presupposto, non bisogna andare a caccia dei cosiddetti “doni psichici”; sono doni, ma anche lame a doppio taglio.

Possono infatti facilmente distoglierci dall’Essenziale.

Le manifestazioni dell’universo invisibile ci verranno offerte dopo che avremo smesso di sentirne il bisogno, dopo che il nostro ego avrà smesso di desiderarle… a meno che la Coscienza Superiore non le consenta proprio per mettere l’ego alla prova.

Terza Regola:

✨ Parallelamente, la terza regola è di non farsi influenzare dalle persone che si vantano di essere dotate di molti talenti sensitivi.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le loro affermazioni sono legate al bisogno di darsi importanza, di farsi notare, e qualche volta sconfinano nel delirio mistico.

Chi compie davvero il pellegrinaggio meraviglioso verso la Fonte, ha la saggezza di immergersi nel silenzio interiore; li riconoscete dalla qualità del Cuore.

Lo Spirito che veglia in noi si trova su un altro piano, diverso dalle manifestazioni dei poteri extrasensoriali, per cui occorre non farsi trascinare dalle frustrazioni e non sentirsi inferiori se, nella nostra ricerca del Divino, non abbiamo “niente di speciale da raccontare”, come ho spesso sentito dire.

Quarta Regola:

✨ Il quarto e ultimo punto è quello dell’esame di coscienza.
Passare in rivista di quando in quando ciò che proviamo in noi, come lo viviamo, e che cosa ne facciamo concretamente di giorno in giorno, è un esercizio davvero prezioso.

Bisognerebbe farlo almeno una volta alla settimana. È una questione di rigore nei nostri stessi confronti, ma è anche una questione di onestà se abbiamo deciso di fare qualcosa di più che una semplice passeggiatina turistica nell’universo della spiritualità.

A proposito di rigore, vorrei ribadire che rigore non è intransigenza. È dunque importante saper accettare anche i nostri punti deboli, e saperseli perdonare.

La volontà di diventare degli esseri umani più autentici e più puri, più vicini al loro Sole Interiore, non ci toglie il diritto all’errore.

Saper accettare con tenerezza l’espressione di una nostra debolezza significa concedersi un po’ di amore su un cammino non sempre facile; ed è anche un segno della presenza del senso dell’umorismo, che ha proprietà riparatrici straordinarie.

Il problema è, come ve ne sarete accorti, che l’ego non ama prendersi alla leggera… ed è proprio questo ad appesantirlo!

Buon lavoro di ricostruzione!

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Advaita, anatomia del Divino” di Daniel Meurois.
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