“Vi insegnerò una pratica per allargare la strada che vi condurrà dall’anima allo Spirito, dal cristallo dentro di voi al vostro Diamante…”

Maestro El Morya

✨ Ecco una pratica profonda che ci aiuterà a ripulire la strada che va dal nostro “io” al nostro Sé.

Qui di seguito verranno spiegati alcuni punti per comprenderla meglio e far sì che possa avere su di noi il massimo impatto.

Ciò che intossica l’Anima

Di certo sapete che ogni corpo fisico può produrre il colesterolo “cattivo”, come voi dite. Sappiate che anche le maschere dell’anima producono, al loro livello, una sorta di “grasso vibratorio” che ottura i canali sottili attraverso i quali circola il Prana, la Vita, ossia l’impronta della memoria Divina.

Conoscete sicuramente anche alcuni rimedi per combattere questo “colesterolo dell’anima” quali possono essere la meditazione, le preghiere e tutte le discipline a questo associate, senza ovviamente dimenticare la via principale, che è il Servizio reso agli altri… e questo è esatto.

Oggi però vi dico di non ridurre tutto questo alla vostra personalità separata dal Tutto, non osservate le preghiere, le pratiche e le azioni di servizio dall’altezza del vostro piccolo “io”, SIATE queste cose, fondetevi con Esse, senza aspettarvi di ottenere qualcosa in cambio.

Il segreto è lasciarvi andare e percepire la natura originale del vostro Sé o, se preferite chiamarlo, Spirito.

In quanto il vostro Sé Divino non è corruttibile, è assolutamente intatto, identico a come era nel primo istante in cui il Soffio lo ha emesso.

È una proiezione diretta della Coscienza Divina, ed è anche il vostro solo e unico vero punto di contatto con Essa.

È una linea diretta per accedere al Cielo che è in voi, al di sopra di tutte le nubi immaginabili.

Non può essere inquinato né contaminato. Esso ignora la sofferenza stessa, essendo un germoglio del Divino.

Volete guarire dall’amnesia? Siete stanchi di tracciare sempre lo stesso cerchio, nello stesso solco?

Allora trovate il modo di identificare l’Asse che è al centro del cerchio, focalizzatevi sulla purezza del germoglio Divino in voi, e quindi sul vostro Spirito!

Spesso vi viene detto che si deve imparare a “essere se stessi”, cosa che, perlopiù, viene generalmente intesa come se volesse dire “devo imparare ad essere me, quindi la maschera (personalità e corpo fisico) che indosso”.

Questa è una visione fuorviante. Certamente occorre cominciare con lo scoprire la propria “maschera” invece di ricalcare quella degli altri, ma il viaggio non finisce qui, perché l’immagine di voi che lo specchio vi rimanda non assomiglia affatto a ciò che siete davvero.

✨ Ecco dunque una profonda pratica per fare piazza pulita degli ostacoli sulla strada che va dal vostro “io” al vostro Sé.

(Quando nella preghiera ci rivolgeremo all’Anima dell’anima, staremo parlando allo Spirito, da cui essa procede).

LA PRATICA DELLA GEMMA

💎 Prima di cominciare, riempite di acqua pura una bella coppa di vetro o di cristallo che poi terrete fra le mani unite, poggiando con le braccia senza tensioni sulle gambe incrociate.

✨ Quindi, seduti con la schiena ben dritta, possibilmente a gambe incrociate, tenete gli occhi chiusi e respirate liberamente.

Dedicate un po’ di tempo a ricentrarvi, e ad evocare la massima quiete interiore.

1✨ Poi aprite gli occhi e guardate la coppa d’acqua che avete in mano; lo sguardo inizialmente si limiterà ad accarezzare la superficie del liquido; prendetevi un po’ di tempo.

2✨ Quindi lasciate sgorgare un raggio di Luce dal centro della fronte, e dirigetelo verso l’acqua della coppa per farlo unire ad essa. Vivete il tutto senza tensioni, permeati dall’amore, con l’impressione di bussare alla porta del Divino.

3✨ Poi, fate nascere un raggio di Luce identico al precedente dal centro del petto, anche questa volta diretto all’acqua della coppa, che lo assorbirà. Ancora una volta la sensazione dovrà essere quella di bussare alla porta del Divino.

4✨ Emettete poi, dal centro della fronte e dal petto, i due raggi simultaneamente. Richiamate di nuovo la corrente d’Amore universale affinché risalga dentro di voi e vi unisca più che mai all’acqua che avete fra le mani.

5✨ Sempre coscienti di questo senso di unione, recitate interiormente o a voce alta questa antica preghiera:

“O Anima della mia anima, gemma della mia mente, so che sei qui, nel Centro del mio centro.

Sei il mio continente di pace, sei il mio oceano senza tempesta, sei il fuoco della compassione e il Soffio, in me, dell’Eterno.

Parlami della tua presenza, fa’ in modo che io ti sperimenti e ti conosca;

chiamami, affinché possa scendere in Te per meglio risalire in Te.

O, Anima della mia anima, gemma nata dal Tutto, accoglimi affinché io in Te mi riconosca”

6✨ Dopo aver ripetuto questa preghiera tutte le volte che vi parrà necessario, portate la coppa alle labbra e, consapevolmente, bevete.

Fatelo con un gran senso di gratitudine per l’Onda di Vita che circola in voi, la quale incessantemente allarga la strada che vi conduce dall’anima allo Spirito.

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Significato della pratica:

Come certamente avrete capito, i due Raggi che emettiamo dalla fronte e dal petto sono rispettivamente generati dal sesto e dal quarto chakra.

Nella parte anteriore del corpo, tutti i chakra sono, per natura, EMITTENTI, e vengono dinamizzati dalla nostra consapevolezza del raggio di Luce che nasce da essi.

Far convergere in un solo punto il raggio che parte dal chakra della fronte e quello che parte dal chakra del cuore genera una notevole energia, che sarà caratterizzata da volontà, lucidità e compassione: tre principi che, di conseguenza, caricheranno l’acqua.

La scelta dell’acqua come ricettacolo dei Raggi è dovuta al fatto che essa è una memoria perfetta, capace di entrare in contatto con tutto ciò che vive. Se la beviamo, le forze di cui l’abbiamo resa portatrice si integreranno automaticamente nel nostro corpo sottile.

E, in ultimo, perché la preghiera?

Perché al di là della bellezza e della purezza delle parole di cui una preghiera autentica è formata, essa è sempre collegata a un’egregora, ossia a un motore energetico nato con il passare del tempo da un insieme di pensieri simili.

Quando la recitiamo con il cuore, e non in modo automatico, attraiamo inevitabilmente la Forza di cui è impregnata, e le intenzioni stesse che l’hanno generata operano in profondità dentro di noi.

Il principio della preghiera non ha nulla a che vedere con la religiosità; sarebbe falso dire che una preghiera deve essere per forza legata a un culto. La preghiera nasce sempre dal canto spontaneo del cuore che conosce intuitivamente le leggi fondamentali alla base della circolazione dello Spirito nell’Universo.

Riassumendo: i molti “io” generati dall’anima da un’incarnazione all’altra creano una sorta di “colesterolo sottile” che non solo confonde la percezione che possiamo avere del nostro Spirito, ma ci appesantisce, frenando il nostro percorso di riunificazione.

Chiunque prenda coscienza di essere costantemente invitato ad avvicinarsi al Divino, dovrebbe essere pronto a fare qualsiasi cosa pur di lasciare andare quello che intralcia la strada che porta al vero Sé.

Tutti possiamo avere accesso ad uno spazio sublime di gioia e di pace: una dimensione di assoluta purezza, che niente e nessuno potrà intaccare; questa dimensione trascende l’anima, perché è la dimensione dello Spirito, un principio che ignora il dualismo.

La nostra missione di esseri incarnati è quella di imparare a cogliere l’esistenza del Principio Divino e aprire la nostra coscienza tanto da avvicinarci, e infine riunirci, ad Esso.

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✨ Potete dedicarvi a questa pratica per 7 giorni consecutivi, per raggiungere profondità e imprimere una spinta maggiore alla volontà di unificazione.

Testo rielaborato da Este (laportadellaluce.it) dal libro “Advaita, anatomia del Divino” di Daniel Meurois.
Puoi trovarlo online qui, una libreria online etica ed italiana. (Evita di comprare su Amazon)

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